I negoziatori di Iran e Stati Uniti torneranno a incontrarsi giovedì prossimo a Ginevra. La conferma è arrivata da Badr Albusaidi, ministro degli Esteri dell’Oman e mediatore regionale dei colloqui, attraverso un post sui social media. Albusaidi ha dichiarato che il dialogo riprenderà “con una spinta positiva”, mirata a “colmare la distanza rimanente per finalizzare l’accordo”. I funzionari per la sicurezza americani ed europei stanno monitorando segnali sempre più preoccupanti che indicano come l’Iran potrebbe ordinare ai propri proxy di sferrare attacchi terroristici contro obiettivi statunitensi in Europa e in Medio Oriente, nell’eventualità in cui Donald Trump scelga di colpire il Paese su larga scala. Lo riporta il New York Times, citando alcune fonti secondo le quali l’intelligence non avrebbe ancora individuato un piano preciso, ma starebbe osservando un incremento di attività che potrebbe indicare la pianificazione e il coordinamento di imminenti offensive. Dopo il suo ultimo incontro a Washington con Donald Trump, il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, avrebbe espresso a un funzionario statunitense il timore che il Presidente degli Stati Uniti non sia più allineato alla sua strategia nei confronti dell’Iran. Lo riporta l’emittente israeliana Canale 12. “È ancora con noi?”, avrebbe chiesto Netanyahu al funzionario, aggiungendo: “Sono preoccupato”. “I recenti negoziati hanno comportato lo scambio di proposte concrete e hanno prodotto segnali incoraggianti”. Lo ha affermato oggi il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un post pubblicato su X. “Tuttavia, continuiamo a monitorare attentamente le azioni degli Stati Uniti e abbiamo predisposto tutti i preparativi necessari per qualsiasi potenziale scenario”, ha aggiunto il leader di Teheran. Una soluzione diplomatica tra Teheran e Washington è ancora a portata di mano e vi sono buone possibilità che un’intesa definitiva possa essere raggiunta a breve. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un’intervista rilasciata alla Cbs, aggiungendo che un incontro decisivo con l’inviato americano Steve Witkoff si terrà probabilmente giovedì prossimo a Ginevra. Nonostante Araghchi abbia ribadito che i missili iraniani non possono raggiungere il territorio statunitense ma sono pronti a colpire le basi americane in caso di scontro, l’apertura al dialogo arriva in un momento di estrema fragilità interna per la Repubblica Islamica. Nelle ultime ore, infatti, l’agenzia statale Irna ha riferito di nuove proteste studentesche scoppiate in cinque università di Teheran e in un ateneo di Mashhad. Le manifestazioni sono nate per commemorare, secondo la tradizione dei 40 giorni di lutto, le vittime degli scontri antigovernativi dello scorso gennaio. Questo ciclo di cerimonie e proteste richiama drammaticamente la dinamica della Rivoluzione del 1979, quando la repressione delle commemorazioni generava regolarmente nuove vittime e ulteriori rivolte. Mentre le forze di sicurezza tentano di impedire l’accesso ai luoghi del lutto e i video sui social testimoniano un dissenso ancora vivo, il governo iraniano si trova a giocare una partita doppia: reprimere il fronte interno e negoziare a Ginevra con l’amministrazione Trump, che continua a premere per ottenere concessioni radicali sul programma nucleare.
Crisi Usa-Iran: Ultimi spiragli di dialogo, giovedì nuovi colloqui a Ginevra






