Donald Trump ha affermato che l’Iran desidera più di lui raggiungere un accordo per evitare un attacco militare Usa, ma finora non è stato disposto a dichiarare esplicitamente che non costruirà armi nucleari. Il commento, riporta la Cnn, è stato rilasciato durante un pranzo con i giornalisti che si prima del discorso sullo Stato dell’Unione, che si è svolto in gran parte in forma confidenziale. Donald Trump sarebbe sempre più frustrato dall’Iran. Al presidente è stato infatti detto che qualsiasi attacco contro Teheran, non sarà di certo un colpo singolo e decisivo, come avvenuto in Venezuela. Attacchi limitati potrebbero infatti portare a uno scontro più ampio, trascinando gli Stati Uniti in un conflitto prolungato in Medio Oriente. Lo riporta Cbs citando alcune fonti. Le valutazioni militari arrivano mentre Trump attende l’esito del nuovo round di trattative a Ginevra. Il presidente vorrebbe un’azione militare decisa per dare maggiore forza agli Stati Uniti al tavolo negoziale e starebbero spingendo sui suoi consiglieri affinché propongano opzioni per un attacco punitivo che costringa Teheran ad accettare le condizioni di Washington. Finora i vertici militari non sono stati in grado di offrirgli garanzie. Il presidente ha anche previsto che gli Stati Uniti vivranno i tre anni migliori economicamente nella storia del Paese. “Abbiamo l’opportunità storica di raggiungere un accordo senza precedenti che affronti le preoccupazioni reciproche e soddisfi gli interessi comuni. Un accordo è alla nostra portata, ma solo se si darà priorità alla diplomazia”. Lo ha dichiarato su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in vista del terzo round di colloqui con gli Stati Uniti previsti giovedì a Ginevra. La delegazione negoziale iraniana si presenterà in Svizzera “con la determinazione di raggiungere un accordo equo e giusto nel più breve tempo possibile”, ha proseguito Araghchi, ribadendo che “l’Iran non svilupperà in nessun caso armi nucleari, né noi iraniani rinunceremo mai al nostro diritto di sfruttare i vantaggi della tecnologia nucleare pacifica a beneficio del nostro popolo”. “Abbiamo dimostrato che non ci fermeremo davanti a nulla per difendere con coraggio la nostra sovranità. Porteremo lo stesso coraggio al tavolo dei negoziati, dove cercheremo una soluzione pacifica a qualsiasi divergenza”. Il comandante dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran, il generale di brigata Mohammad Hosseini, è stato nominato a capo della forza speciale Sabereen in un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti. Lo rendono noto i media iraniani, precisando che la Brigata delle Forze Speciali Sabereen è una delle unità operative delle forze terrestri dei Pasdaran e svolge non meglio specificate “missioni specializzate e operazioni speciali assegnate al corpo”. Hosseini ha in precedenza comandato la 110ma Brigata Forze Speciali Salman Farsi e ha ricoperto diversi incarichi operativi e di comando nel corso della sua carriera. Secondo i dati di tracciamento dei voli open source e gli osservatori di aerei, l’esercito americano ha iniziato a spostare 12 caccia stealth F-22 verso il Medio Oriente, dopo che nei giorni scorsi erano stati di stanza in una base aerea nel Regno Unito. Nelle immagini pubblicate si vedono gli F-22 decollare da Lakenheath, in Inghilterra, e agganciarsi agli aerei rifornitori KC-46, mentre si dirigono verso la regione. L’Iran ritiene che un attacco da parte degli Stati Uniti sarebbe “un azzardo” e ha ribadito di essere pronto a difendersi in un eventuale conflitto con gli Usa. “A nostro avviso, questo è un vero azzardo. Speriamo che ciò non accada, ma in ogni caso, se verrà perpetrato un attacco o un’aggressione contro l’Iran, risponderemo secondo la nostra pianificazione difensiva” ha detto il vice ministro degli Esteri iraniano, Majid Takht-Ravanchi, in un’intervista alla radio statunitense Npr, come riferisce Mehr. “Tutti dovrebbero sapere che iniziare una guerra è possibile, ma porvi fine non è facile” ha aggiunto Takht-Ravanchi, funzionario coinvolto nei colloqui sul dossier nucleare con Washington. “Siamo pronti a raggiungere un accordo il più rapidamente possibile. Faremo tutto il necessario per realizzarlo” ha detto a proposito dei colloqui Takht-Ravanchi, aggiungendo che “se ci sarà volontà politica da tutte le parti, credo che si possa raggiungere un accordo il più rapidamente possibile”. Gli Stati uniti hanno rapidamente rafforzato la propria presenza militare vicino all’Iran, trasferendo oltre 150 velivoli verso le basi in Europa e Medio Oriente dopo il secondo round di negoziati, secondo dati di tracciamento dei voli e immagini satellitari, analizzati dal Washington Post. Oltre la metà dei nuovi aerei dispiegati è atterrata in basi europee, posizionamento che consente di mantenerli fuori dalla portata della maggior parte dei missili iraniani, pur restando pronti all’impiego operativo, ha spiegato l’analista Gregory Brew di Eurasia Group. La maggioranza dei velivoli identificabili nei dati di volo è costituita da aerei da trasporto e rifornimento, mentre i caccia spesso non trasmettono la posizione. Una destinazione chiave è la base aerea Muwaffaq Salti in Giordania, dove immagini satellitari mostrano oltre 60 velivoli, tra cui più di una dozzina di caccia stealth F-35, impiegati tipicamente per neutralizzare le difese aeree avversarie e aprire corridoi operativi. Gli Stati uniti hanno inoltre dispiegato oltre un terzo della flotta di velivoli radar E-3G Sentry in Europa e Medioriente, piattaforme di allerta precoce e sorveglianza. Ulteriori caccia sono stati osservati in basi europee, tra cui F-22 a Lakenheath nel Regno unito e F-16 nelle Azzorre, mentre video girati all’aeroporto di Chania, a Creta, mostrano altri F-35 e aerocisterne. Altri assetti, compresi velivoli per guerra elettronica, sono imbarcati sulla portaerei USS Abraham Lincoln, schierata al largo dell’Oman. Entrambe le portaerei operano con cacciatorpediniere lanciamissili equipaggiati con Tomahawk, lo stesso tipo di arma utilizzato nei raid contro obiettivi nucleari iraniani lo scorso anno. La prima opzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sempre la diplomazia, ma è disposto a usare la forza letale se necessario, ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, interpellata sull’escalation di tensione con l’Iran. Lo riporta l’agenzia Reuters. Ai giornalisti che le chiedevano se Trump considerasse l’Iran una minaccia, la portavoce ha risposto: “Gridano ‘morte all’America’, quindi ditemelo voi se è una minaccia”.
Giovedì i colloqui di Ginevra, Teheran: “Opportunità storica per un accordo senza precedenti”






