giovedì, Febbraio 26, 2026

Il piano Trump si arena sul disarmo di Hamas. Il premier Modi parla alla Knesset

L’attuazione della seconda fase del piano di pace per Gaza, mediato dagli Stati Uniti, si è arenata sul nodo cruciale del disarmo di Hamas. Come evidenziato dal Guardian, Israele insiste per il disarmo completo e immediato del movimento islamista, minacciando, in caso contrario, il ritorno a una guerra su vasta scala. La seconda fase del piano, annunciato da Washington a gennaio, prevede il disarmo di Hamas, il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia e l’insediamento a Gaza di un’amministrazione palestinese ad interim, sostenuta da una forza di polizia locale e da una forza internazionale di stabilizzazione. Il governo israeliano preme affinché il disarmo totale sia il primo passo del processo. Secondo il quotidiano Israel Hayom, il comitato palestinese presenterà a marzo un piano di disarmo semestrale che dovrebbe iniziare dalle armi pesanti per concludersi con quelle leggere. In una fase iniziale, Hamas dovrebbe consegnare un inventario degli armamenti pesanti e una mappa dei tunnel sotterranei. Tuttavia, diversi analisti ritengono che il movimento respingerà una proposta che preveda la consegna delle armi senza garanzie contestuali sul ritiro israeliano o sul disarmo delle altre milizie. “Le condizioni descritte verrebbero respinte immediatamente da Hamas”, ha affermato Muhammad Shehada dell’European Council on Foreign Relations. Secondo l’esperto, il gruppo potrebbe accettare solo il congelamento e la dismissione delle armi offensive, mantenendo quelle leggere per autodifesa in caso di ripresa delle operazioni militari. Anche la forza internazionale di stabilizzazione, che dovrebbe contare circa 20.000 uomini con contributi da vari Paesi, sconta incertezze: non  ha ancora un mandato definito e i potenziali partecipanti non intendono incaricare i propri soldati della confisca forzata delle armi. Diversi osservatori sostengono che l’intransigenza israeliana sul disarmo totale come precondizione rischi di far fallire l’intero piano. Intanto, il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha alzato i toni dichiarando che, in assenza di disarmo, Israele potrebbe procedere all’occupazione completa della Striscia. “Alla fine Israele occuperà Gaza, istituirà un governo militare e vi stabilirà insediamenti ebraici”, ha affermato il ministro, aggiungendo che tale scenario potrebbe concretizzarsi “tra uno, due o tre anni”. “Sono stato in rappresentanza del governo alla riunione del Board of Peace, alla quale ha partecipato come osservatore la maggioranza dei Paesi europei.
Nessuna sudditanza nei confronti degli americani, non siamo andati lì con il cappello in mano per fare il favore a qualcuno ma per essere protagonisti dell’unica proposta che esiste oggi per affrontare l’emergenza a Gaza. La pace nel Mediterraneo è prerequisito fondamentale per la crescita economica del nostro Paese. Da dove passano le armi non passano le merci, noi abbiamo interesse alla stabilità. Essere assenti quando stiamo per inviare i carabinieri per formare la polizia gazawa, sarebbe soltanto un errore politico”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani nella sua relazione introduttiva alla segreteria nazionale del partito. “Non siamo parte del Board of Peace, ma dobbiamo essere osservatori, si tratta di tutelare i nostri interessi nazionali”.  Israele è responsabile dell’uccisione di due terzi dei 129 giornalisti e operatori dei media uccisi in tutto il mondo lo scorso anno, per un totale di 86, secondo quanto affermato dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj). Il Cpj ha rilevato un aumento nell’uso dei droni per uccidere giornalisti lo scorso anno. Dei 39 giornalisti uccisi dai droni, l’esercito israeliano ne ha uccisi 28 a Gaza. Il Cpj ha affermato che il crescente numero di morti tra i giornalisti “è alimentato da una persistente cultura dell’impunità”, con pochissime indagini trasparenti condotte sui 47 casi di omicidi mirati di giornalisti nel 2025.

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