venerdì, Febbraio 27, 2026

Oltre 100 anni di carcere ai pusher della Roma bene, cocaina e crack a domicilio

Si è chiusa con condanne pesantissime una parte del processo a carico della gang della droga che per anni ha rifornito di crack e cocaina il centro storico e i quartieri più in della Capitale. Davanti al Gup del tribunale di Roma, con rito abbreviato, sono state irrogate pene complessive superiori ai cento anni di reclusione. Al vertice dell’organizzazione c’era Alessio Capogna, condannato a 13 anni e 9 mesi, la pena più alta tra gli imputati. Agli altri principali membri del gruppo sono state inflitte condanne che oscillano tra 8 anni e 7 mesi e 6 anni e 9 mesi. La sentenza è arrivata in serata, sancendo un duro colpo contro un network di pusher che operava con modalità ormai collaudate e capillari. Secondo l’accusa, l’organizzazione gestiva un flusso costante di approvvigionamento e consegna di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina e crack, consegnate direttamente a domicilio su richiesta dei clienti. Le zone di spaccio spaziavano dal cuore della movida romana – corso Vittorio, piazza Navona, piazza del Fico, via Acciaioli – fino a quartieri residenziali come Talenti e Montesacro, passando per il lungotevere della Vittoria e corso Francia, aree simbolo della Roma bene. Il modus operandi della gang era particolarmente sofisticato: ordini ricevuti tramite messaggi e telefonate, con consegne rapide e mirate, in grado di coprire aree molto vaste e diverse tra loro. L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, ha ricostruito un vero e proprio servizio a domicilio per la droga, con pusher che si muovevano con agilità tra piazze affollate e strade residenziali, evitando controlli e intercettazioni. Le condanne inflitte segnano un importante passo avanti nella lotta allo spaccio nelle zone centrali e nord della Capitale, spesso teatro di episodi di violenza legati al traffico di stupefacenti. Gli inquirenti sottolineano come la struttura criminale fosse ben organizzata e gerarchica, con Capogna a dirigere l’attività e coordinare una rete di collaboratori che, secondo le indagini, garantiva rifornimenti costanti e discreti ai clienti. Con oltre un secolo di carcere complessivo inflitto, la giustizia romana punta a dare un segnale chiaro: non esistono “zone franche” nemmeno nei quartieri simbolo della movida e del lusso, dove la domanda di droga aveva trovato nel tempo un canale stabile e capillare.

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