Il Comune di Anzio dovrà sborsare oltre 55mila euro per vecchie bollette di luce e gas pagate in ritardo e finite al centro di un contenzioso giudiziario. Una vicenda che affonda le radici negli anni passati e che si è conclusa con una sentenza del Tribunale di Velletri, ora formalmente recepita dall’amministrazione comunale attraverso il riconoscimento di un debito fuori bilancio. Tutto nasce da una serie di fatture emesse da una società fornitrice di energia per consumi di luce e gas relativi a immobili e strutture comunali. Pagamenti effettuati, ma con ritardi significativi, tali da generare interessi moratori. Nel frattempo, il credito vantato dal fornitore è stato ceduto a una banca specializzata nell’acquisto di crediti commerciali, che ha successivamente deciso di passare alle vie legali. Nel 2021 l’istituto di credito ha infatti citato in giudizio il Comune davanti al Tribunale di Velletri, chiedendo il pagamento delle somme maturate a titolo di interessi per i ritardi accumulati. L’amministrazione ha scelto di opporsi alla richiesta, affidando la difesa a un legale esterno e contestando le pretese avanzate. Il procedimento giudiziario si è protratto per diversi anni, attraversando anche un tentativo di negoziazione assistita, avviato per cercare una soluzione bonaria della controversia. Tentativo che, però, non ha portato a un accordo tra le parti, rendendo necessario attendere la decisione del giudice. La sentenza ha dato ragione alla banca, condannando il Comune al pagamento delle somme richieste. A questo punto l’ente ha dovuto prendere atto dell’esito del giudizio e riconoscere formalmente il debito fuori bilancio, passaggio obbligato per procedere alla liquidazione delle somme dovute. La questione è approdata così in Consiglio comunale, dove è stata votata la presa d’atto della decisione del tribunale. Un esborso che pesa sulle casse comunali e che riaccende l’attenzione sulla gestione dei pagamenti e sui costi aggiuntivi che possono derivare dai ritardi, tra interessi, spese legali e contenziosi. Una vicenda che, ancora una volta, dimostra come vecchie pendenze amministrative possano trasformarsi, a distanza di anni, in conti salati per l’ente e per la collettività.






