Dopo Hillary ieri, ha parlato Bill. I coniugi Clinton sono chiamati a testimoniare di fronte a una commissione del Congresso americano sul caso Epstein. L’udienza, a porte chiuse nella loro casa di Chappaqua, mira a chiarire quello che sanno a proposito dei milioni di documenti declassificati dal governo sul miliardario pedofilo, al centro di una rete di relazioni eccellenti e poi arrestato per abusi sessuali, infine morto suicida in carcere nel 2019 in circostanze mai del tutto chiarite. Secondo le prime notizie trapelate in queste ore, anche l’ex presidente ribadisce la linea della moglie: “Non avevo idea dei crimini di Epstein”. Le frequentazioni con il finanziere, spiegano, sono avvenute anni prima che emergessero le accuse a carico del miliardario. “Essendo cresciuto in una famiglia in cui si verificavano abusi domestici, non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto la minima idea di cosa stesse facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non per accordi vantaggiosi”. “Le vittime non solo meritano giustizia, ma meritano di guarire”, aggiunge l’ex presidente. Alla domanda del deputato democratico Robert Garcia se la Commissione dovesse sentire Trump, Clinton ha risposto: “Sta a voi decidere”. E poi: “Trump non mi ha detto niente da farmi pensare che fosse coinvolto”. “Lei non ha avuto niente a che fare con Jeffrey Epstein e non ha memoria neanche di averlo incontrato”, ha detto l’ex presidente. “Che voi convochiate 10 o 10mila persone compresa lei è semplicemente ingiusto”, ha concluso. I documenti rivelano legami tra Bill Clinton ed Epstein: almeno 16-26 voli sul “Lolita Express” nel periodo 2001-2003 per missioni umanitarie in Africa e Asia, spesso con la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell (condannata per traffico di minori), e senza Secret Service in cinque casi. Hillary è menzionata meno direttamente, per comunicazioni dello staff, ma nega incontri personali. Nessuna accusa formale di illeciti pende sui Clinton, ma l’inchiesta esplora potenziali omissioni. Intanto il New York Times e la Cnn hanno confermato lo scoop di National Public Radio, secondo cui mancherebbero più di cinquanta pagine dai file che il governo ha deciso di pubblicare. E riguardano tre interrogatori della donna che ha accusato il presidente Donald Trump di averla aggredita sessualmente quando lei aveva tredici anni. Secondo le nuove rivelazioni, le pagine mancanti dai file sarebbero molte di più, almeno una novantina. Alcuni di questi file erano indicizzati ma non sono apparsi nel database reso pubblico dal governo. I democratici hanno chiesto alla ministra della Giustizia Pam Bondi se Donald Trump sia sotto indagine dell’Fbi per Epstein. La richiesta nasce proprio dalla scomparsa delle pagine legate al presidente nei file pubblicati. L’assenza potrebbe nascondere un’inchiesta in corso, sostengono alcuni democratici. “Se il Dipartimento di Giustizia sta indagando sulle accuse a Trump da parte di una vittima di Epstein, il Congresso e gli americani hanno il diritto di saperlo”, dice il deputato liberal Robert Garcia. La Commissione europea intanto ha fatto richiesta all’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, di indagare su Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti con legami con Jeffrey Epstein, nel corso del suo mandato come commissario europeo al Commercio. Influente figura britannica, Mandelson è indagato in patria per “cattiva condotta” nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche per le sue relazioni con Epstein. I legami di Mandelson con Epstein hanno minacciato la stessa leadership del premier Keir Starmer, che lo aveva nominato ambasciatore, nonostante gli avvertimenti sulla sua amicizia con il finanziere. Mandelson è stato commissario per il Commercio dell’Unione Europea da novembre 2004 a ottobre 2008. Era in contatto con Epstein e Ghislaine Maxwell prima, durante e dopo quel periodo, secondo documenti analizzati da AP. Tutti i commissari europei sono vincolati da obblighi etici e da un codice di condotta ufficiale.






