Nel Lazio l’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) resta molto basso. Solo tra l’8 e il 10% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione della propria cartella sanitaria digitale. Un dato che appare ancora più evidente se confrontato con altre regioni italiane, dove l’adesione arriva anche al 70%, come nel caso dell’Emilia-Romagna. Il dato è stato citato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, aprendo il dibattito sull’effettiva diffusione di uno strumento che dovrebbe rappresentare una delle basi della sanità digitale in Italia. Il Fascicolo sanitario elettronico è una piattaforma digitale che raccoglie tutta la storia clinica di un paziente. All’interno del fascicolo vengono archiviati i documenti prodotti dal Servizio sanitario nazionale e dalle strutture sanitarie, pubbliche o private. Tra i principali documenti disponibili:
referti di esami e analisi
verbali di pronto soccorso
lettere di dimissioni ospedaliere
prescrizioni mediche
documenti clinici e diagnostici
cartelle relative a visite specialistiche
Il sistema permette a medici e operatori sanitari di consultare rapidamente le informazioni cliniche di un paziente, anche se provengono da strutture diverse come:
Asl
aziende ospedaliere
medici di medicina generale
pediatri
cliniche private convenzionate
Questo consente, soprattutto alla prima visita, di avere subito una visione completa dello stato di salute della persona. Per utilizzare il fascicolo è necessario che il cittadino dia il consenso alla consultazione dei dati sanitari. L’attivazione può avvenire attraverso diverse modalità:
online tramite Spid
con carta di identità elettronica
con tessera sanitaria dotata di chip
presso i punti territoriali di accesso dei distretti sanitari
In questi sportelli è possibile abilitare la tessera sanitaria e attivare il fascicolo personale. Proprio questo passaggio rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione dello strumento, perché richiede un’azione diretta da parte del cittadino. Nel Lazio l’adesione al Fascicolo sanitario elettronico resta molto limitata, con percentuali comprese tra l’8% e il 10%.Il fenomeno riguarda Roma e le altre province della regione, dove molti cittadini non conoscono l’esistenza del servizio o non ne comprendono le potenzialità. Il confronto con altre realtà italiane evidenzia una distanza significativa. In alcune regioni del Nord l’utilizzo è ormai diffuso e rappresenta uno strumento ordinario per la gestione dei dati sanitari.






