giovedì, Marzo 5, 2026

Terra dei fuochi dalla Campania al Lazio: i profitti dei traffici di rifiuti reinvestiti

Il ruolo del Lazio come piattaforma di investimento e riciclaggio dei proventi di affari illeciti da parte di vari gruppi criminali è documentato in vari rapporti della Direzione Distrettuale Antimafia. In questo caso il patrimonio reinvestito viene dal traffico illecito di rifiuti. Al centro dell’indagine patrimoniale del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, ci sono tre fratelli, Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini (quest’ultimo maresciallo dei Carabinieri sospeso dal servizio dopo l’arresto), che nel 2017 furono condannati in via definitiva per disastro doloso continuato. Furono riconsciuti colpevoli di aver stoccato un milione di tonnellate di rifiuti anche speciali e pericolosi nei loro terreni e di averli seppelliti in cave e terreni agricoli tra Napoli e Caserta. Si scrisse che quella condotta fu la causa di uno dei peggiori disastri ambientali della Terra dei Fuochi. Ma l’iter giudiziario per la confisca definitiva del patrimonio dei tre fratelli inciampò in un vizio di forma. Dopo una prima confisca nel 2019, confermata in appello nel 2023, nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento. Un intoppo che suscitò non poche polemiche per la restituzione di oltre 200 milioni alla famiglia già condannata in via definitiva.
Da lì ha preso il via una nuova ricognizione patrimoniale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Questa volta, sotto la lente degli investigatori, c’erano i beni riconducibili ai nuclei familiari dei tre fratelli. È saltata all’occhio degli investigatori la sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e quanto veniva dichiarato. La proprietà di quelle ricchezze non trovava una tracciabilità legale. La loro provenienza è dunque risultata illecita. Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, ha disposto la confisca. Il provvedimento riguarda 8 compendi aziendali, con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili ubicati nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo quasi 205 milioni di euro.

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