Il Tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per quattro figure di spicco della criminalità organizzata romana coinvolte nell’inchiesta “Cacher”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Capitale. Il processo, che inizierà il 24 giugno davanti all’ottava sezione collegiale, vedrà seduti sul banco degli imputati Leandro Bennato, Giuseppe Molisso, Alessandro Capriotti e Raul Esteban Calderon, accusati di far parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e al controllo delle piazze di spaccio a Roma. L’indagine, scaturita da un’operazione dei carabinieri circa un anno fa, ha portato allo smantellamento dei vertici di quella che l’accusa definisce una rete criminale capace di gestire traffici di stupefacenti su larga scala. Le contestazioni principali includono associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e detenzione e porto illegale di armi. Secondo gli atti dell’inchiesta, Molisso e Bennato avrebbero esercitato un ruolo di leadership nei confronti dei gruppi criminali operanti in diverse zone della Capitale, diventando punti di riferimento per i nuovi affiliati. Intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia descrivono il loro forte ascendente criminale e il ruolo di guida per le nuove generazioni di spacciatori. Il profilo degli imputati è di rilievo: Giuseppe Molisso è già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Selavdi Shehaj, detto “Passerotto”, ucciso sulla spiaggia di Torvaianica. Leandro Bennato, soprannominato “il Biondo”, era stato condannato a 19 anni e 4 mesi per sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione di droga nell’ambito dell’inchiesta “Grande Raccordo criminale”; attualmente è detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Novara. Tra gli altri imputati figurano anche Alessandro Capriotti, noto come “il Miliardero”, e Raul Esteban Calderon, già coinvolto nel processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”. Secondo la ricostruzione della DDA, il gruppo avrebbe riunito sotto un unico controllo diverse piazze di spaccio della Capitale, garantendo protezione e copertura ai propri affiliati e assumendo un ruolo di mediazione nelle dispute tra capi piazza. Eventuali conflitti interni o interferenze di gruppi rivali sarebbero stati risolti attraverso episodi di violenza e intimidazioni. Oltre ai quattro rinviati a giudizio, nel procedimento risultano coinvolte circa altre venti persone, per le quali è stato scelto il rito abbreviato, con decisioni attese nelle prossime settimane. L’inchiesta “Cacher” rappresenta un ulteriore colpo al controllo delle piazze di spaccio nella Capitale e mette sotto i riflettori le dinamiche interne delle organizzazioni criminali romane.






