“Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente. “Le crisi di oggi non ammettono debolezze e ambiguità: o l’Europa difende i propri confini, la propria libertà e benessere o è destinata all’irrilevanza in un mondo che non fa sconti a nessuno “. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente. “L’Italia prosegue nel percorso di rafforzamento della sua difesa, anche grazie all’approvazione dei finanziamenti agevolati previsti dal programma Safe (Security Action for Europe), con l’assegnazione di 14,9 miliardi di euro a progetti che abbiamo attentamente selezionato per massimizzare lo sviluppo dell’industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali, privilegiando lo sviluppo di strumenti dual use, utilizzabili, cioè tanto a scopo militare quanto civile”. “Voglio dirlo chiaramente: nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini”. “L’attuale contesto geopolitico risulta fondamentale anche per rafforzare il quadro relativo al commercio internazionale, secondo tre direttrici. Uno: consolidare gli accordi esistenti, a partire da quello con gli Stati Uniti, a seguito della nota sentenza della Corte Suprema e delle successive decisioni dell’amministrazione americana, e dal recente accordo Ue-Mercosur, che la Commissione ha annunciato di voler attuare in via provvisoria. Due: giocare un ruolo proattivo nella definizione di nuovi accordi, a partire da quello storico con l’India”. “Tre: rafforzare il principio di reciprocità, come meritoriamente fa il nuovo Regolamento, che vieterà l’ingresso nel mercato europeo di prodotti agricoli trattati con antibiotici e pesticidi banditi in UE, e il sistema dei controlli doganali, per garantire parità di condizioni tra i nostri produttori e quelli extra-europei. Un tema, quest’ultimo, su cui l’Italia è da sempre all’avanguardia, tanto da avere proposto Roma come sede della nuova Agenzia europea delle Dogane: una sfida complessa ma motivante, su cui il Governo è impegnato insieme a Roma Capitale e su cui ci aspettiamo un sostegno corale da parte di tutte le forze politiche e di tutto il Sistema Italia”. “In questo lungo periodo, la posizione italiana non è mai cambiata: l’Italia resta fermamente al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni, a sostegno della sua integrità territoriale, della sua sovranità e della sua indipendenza, come ho avuto modo di ribadire al presidente Zelensky in occasione del nostro ultimo contatto, avvenuto giovedì scorso. Per noi si tratta non solo di un dovere morale, ma anche di una necessità strategica. Sostenere l’Ucraina, come ho detto molte volte, significa difendere la sicurezza dell’intero continente europeo”. “Permettetemi anche di fare chiarezza, ancora una volta, sul tema delle basi militari. Mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia. Anche il governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che ‘esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole’. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone. Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe”. Una risoluzione corposa, suddivisa in sette temi principali e 26 impegni chiesti al governo, è quella presentata dal gruppo del Pd al Senato dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni sulla situazione internazionale. Al primo punto e prima di citare le singole situazioni, i Dem chiedono all’esecutivo di “scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo, all’interno del quale si promuove e realizza il nostro interesse nazionale, collocando l’Italia sulla frontiera più avanzata dell’integrazione contro le spinte disgregatrici, le interferenze esterne e i ripiegamenti nazionalisti”.
Sulla crisi iraniana, l’impegno sollecitato è per “assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario”, oltre che a “non autorizzare l’utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l’Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare a una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi”.
Vengono ribadite le richieste sulla Palestina per riconoscerne lo stato in base ai confini del 1967, per fermare “l’occupazione illegale dei territori palestinesi”. Un ‘capitolo’ è dedicato all’Ucraina: oltre a “ribadire la ferma condanna della grave, inammissibile e ingiustificata aggressione russa dell’Ucraina”, si chiede di “continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine”. Un passaggio riguarda la difesa: si chiede in particolare di “collocare l’Italia da protagonista nella costruzione di una vera difesa comune europea e non di un riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento, esprimendo la chiara volonta` politica di andare avanti nel percorso di realizzazione di un’unione della difesa”. Al governo si chiedono, inoltre, interventi “urgenti” sull’energia “per mettere in sicurezza il Paese rispetto a eventuali shock energetici e inflazionistici, con particolare riferimento alla tutela dei redditi delle famiglie e del loro potere d’acquisto” e per “avviare tempestivamente le procedure per ridurre le accise su benzina e diesel, restituendo a cittadini ed imprese l’extra gettito Iva che lo Stato sta incassando”. “Non prendiamo lezioni da D’Alema e da chi fa conferenze a pagamento in Arabia”: lo dice il capogruppo di FI Maurizio Gasparri intervenendo in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in Aula, facendo indiretto riferimento a Renzi.
“Sarei contento che dall’Italia lei potesse dettare l’agenda al mondo – dice Gasparri – ma mi accontento del suo realismo, che unisce cautela e presenza come ha detto”. Le critiche secondo Gasparri arrivano da “anime belle: certo “anche noi vorremmo che la pace prevalesse ma apprendiamo che all’Onu nominano vicepresidente dei diritti un iraniano e io non mi sento garantito. Lo possiamo dire? Ci vuole meno ipocrisia e più realismo”. Poi Gasparri parla di due pesi e due misure che secondo lui usano le opposizioni nel giudicare la politica estera del governo: “quando al governo c’era D’Alema il Senato ha appreso ore dopo che aveva fatto dei bombardementi. Dove era il rispetto dalla democrazia e del Parlamento? Oggi nessuno bombarda nessuno. E anche oggi vedo che D’Alema fa lezioncina, voi siete pagati dagli arabi e mettete le bandiere inglesi sulle navi che stavano nel Golfo di Olbia e invece noi difendiamo l’Italia”.
La premier Meloni al Senato: “Crisi complessa, l’Italia non vuole entrare in guerra”






