Un’udienza lunga e tesa quella di ieri al Tribunale di Latina per il processo sul caporalato nato dopo l’incidente mortale che ha coinvolto Satnam Singh, il bracciante di origini indiane noto come “Satnam bis”. Al centro del procedimento, due fratelli imprenditori agricoli, Renzo e Antonello Lovato, accusati di sfruttamento della manodopera e violazioni del lavoro. L’udienza si è aperta con l’ascolto di un testimone di origine indiana, collega di Satnam Singh, che ha ricostruito in aula le condizioni di lavoro nei campi: turni massacranti, paghe spesso sotto il minimo legale, assenza di tutele sanitarie e continue pressioni per rispettare ritmi e quantità di raccolta. “Lavoravamo anche dodici ore al giorno sotto il sole, senza pause adeguate – ha raccontato il testimone con voce tremante – e chi non riusciva a rispettare gli ordini veniva rimproverato o minacciato di perdere il lavoro”. Le tensioni in aula sono diventate palpabili quando l’avvocato della difesa ha cercato di mettere in discussione la credibilità del testimone, scatenando reazioni nervose tra alcuni familiari dei braccianti presenti in sala. L’atmosfera si è ulteriormente surriscaldata quando sono emersi dettagli sulle dinamiche dell’incidente che ha provocato la morte di Satnam: secondo quanto riferito, il bracciante stava operando in condizioni rischiose, senza adeguata formazione o strumenti di sicurezza. I giudici hanno dovuto più volte richiamare l’ordine, mentre i rappresentanti delle parti civili hanno sottolineato come il caso Satnam Singh rappresenti un simbolo della lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli, fenomeno purtroppo diffuso nel territorio pontino. La vicenda, hanno ribadito, non riguarda solo responsabilità individuali, ma solleva interrogativi sulla gestione dei lavoratori stagionali e sul ruolo dei datori di lavoro nel garantire sicurezza e diritti fondamentali. L’udienza si è conclusa dopo diverse ore, con la calendarizzazione di nuove testimonianze. La prossima seduta vedrà in aula ulteriori braccianti e rappresentanti di cooperative agricole, chiamati a raccontare l’organizzazione del lavoro nei campi e il rapporto con gli imputati. Intanto, fuori dal tribunale, associazioni sindacali e gruppi per i diritti dei lavoratori hanno manifestato solidarietà alla famiglia di Satnam Singh, ribadendo la necessità di pene esemplari per chi sfrutta manodopera vulnerabile. L’intero processo, destinato a protrarsi nei prossimi mesi, si preannuncia decisivo non solo per le sorti dei fratelli Lovato, ma anche per l’intero panorama del lavoro agricolo nella provincia di Latina.






