venerdì, Marzo 13, 2026

Autismo: Asl Roma 2 sospende i servizi PEIAD per mancati pagamenti

Rischia di interrompersi il percorso terapeutico e di inclusione per circa quaranta tra bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico seguiti attraverso il servizio PEIAD, il Progetto Educativo Individualizzato Autismo Domiciliare gestito dall’Associazione Filo dalla Torre APS. Alla base della situazione, secondo quanto denunciano le famiglie, ci sarebbero i mancati pagamenti da parte della ASL Roma 2, fermi dal luglio 2025. Una condizione che ha già prodotto le prime conseguenze concrete: l’associazione, non avendo ricevuto le somme dovute per mesi di attività, è stata costretta a ridurre del 50% le prestazioni erogate. Senza un intervento immediato, il servizio rischia di essere completamente sospeso a partire dal 15 marzo 2026, con l’interruzione dei percorsi terapeutici e educativi per decine di minori. Il servizio PEIAD rappresenta per molte famiglie un punto di riferimento fondamentale. Attraverso interventi personalizzati a domicilio e nelle scuole, il progetto prevede programmi educativi e riabilitativi costruiti su misura per ogni bambino, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle autonomie personali, l’inclusione sociale e il supporto alle famiglie. La vicenda si inserisce in un quadro amministrativo definito dai genitori come incerto e precario. La ASL Roma 2 aveva inizialmente prorogato il servizio per un periodo limitato, da dicembre 2025 a febbraio 2026. Solo il 26 febbraio scorso è stata comunicata un’ulteriore proroga fino al 30 aprile 2026. Tuttavia, secondo quanto riferito dalle famiglie e dall’associazione, non sarebbero stati nel frattempo sbloccati i pagamenti arretrati accumulati negli ultimi mesi. Proprio la modalità delle proroghe mensili o bimensili viene indicata come uno dei principali problemi. Un sistema che, secondo i genitori, impedisce di garantire la continuità dei cosiddetti “Progetti di Vita” individualizzati previsti per i minori con autismo e rende impossibile programmare attività e interventi a medio e lungo termine. Le famiglie parlano apertamente di possibili violazioni normative e contrattuali. In particolare, richiamano le Linee guida regionali del Lazio, che prevedono la continuità delle cure e una presa in carico territoriale stabile per i pazienti con disturbi dello spettro autistico. Viene inoltre citata la legge 18 agosto 2015, n. 134, che ha inserito le prestazioni per l’autismo nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), garantendo trattamenti individualizzati e continuativi. Un ulteriore riferimento è il DPCM del 12 gennaio 2017, che stabilisce l’obbligo di assicurare percorsi assistenziali e riabilitativi continui per le persone con disabilità. A questo si aggiungerebbe, secondo quanto denunciato, anche una violazione dei termini di pagamento stabiliti nella convenzione tra la ASL e l’ente gestore del servizio. Le famiglie segnalano inoltre che negli ultimi due anni sarebbero state inviate diverse comunicazioni formali tramite posta elettronica certificata per chiedere chiarimenti e interventi sulla situazione del servizio, senza però ricevere risposte. L’eventuale interruzione del PEIAD comporterebbe la sospensione immediata di numerosi interventi ritenuti fondamentali per i ragazzi coinvolti. Tra questi le cure riabilitative domiciliari, le consulenze specialistiche nelle scuole, i percorsi di parent training destinati ai genitori e le cosiddette “Uscite Avventura”, attività educative finalizzate allo sviluppo dell’autonomia e delle competenze sociali, insieme ai weekend di autonomia previsti dal protocollo. Di fronte al rischio di chiusura del servizio, i genitori hanno deciso di alzare il livello della protesta e chiedono un intervento immediato per sbloccare i pagamenti e garantire la stabilità del progetto. «Non possiamo più accettare che la burocrazia calpesti i diritti dei nostri figli», dichiarano in una nota congiunta. Le famiglie annunciano inoltre che, in assenza di risposte concrete, procederanno con il deposito di un esposto formale alla Procura della Repubblica, ipotizzando i reati di interruzione di pubblico servizio e violazione degli obblighi nei confronti dei minori.

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