L’intervento militare in Iran ha ampliato i fattori di incertezza geopolitica, generando ulteriori forti preoccupazioni anche nelle aziende del nostro territorio. Federlazio descrive cosi la situazione di incertezza determinata dal conflitto in Medio Oriente, conducendo una “instant survey” di cento imprenditori tra le PMI, volta a misurare gli impatti diretti e indiretti del conflitto. Sebbene la maggior parte delle imprese non operi direttamente nell’area (solo il 13% dichiara rapporti diretti o partnership di carattere produttivo o commerciale), il conflitto esercita una pressione indiretta ma determinante sull’intero sistema delle imprese. La preoccupazione maggiore riguarda la tenuta dei costi, soprattutto energetici, di produzione, e la domanda interna. Gli imprenditori hanno indicato come “molto o abbastanza negativi” i seguenti fattori critici:
* prezzi di energia elettrica e gas, indicato dal 77% (con un picco del 60% che lo ritiene “molto negativo”);
* rincaro di materie prime e semilavorati, segnalato dal 67%;
* aumento dell’inflazione, indicato dal 63% del campione;
* incertezza su consumi e investimenti, un timore per il 57% degli intervistati. Guardando ai prossimi mesi, il clima è di attesa e incertezza. Se da un lato il 50% dichiara che gli impatti sono ancora sostenibili a condizione che si arrivi a una normalizzazione entro poco tempo, dall’altro lato emerge una fascia di imprese in forte sofferenza: il 13% prevede contraccolpi notevoli che determineranno un equilibrio precario dell’attività, mentre il 3% teme che l’intero assetto aziendale possa essere messo a rischio dal perdurare del conflitto. Vi è inoltre un 10% che, pur considerando i rischi della situazione, ritiene che comunque l’azienda si manterrà in equilibrio e un altro 10% che ritiene che le attività dell’impresa saranno coinvolte marginalmente. Infine vi è una quota del 13% che non esprime una previsione. Secondo il presidente di Federlazio Alessandro Sbordoni “ci troviamo di fronte a una nuova situazione di instabilità che va a colpire pesantemente i costi energetici e favorire un aumento dell’inflazione. Il fatto che la grande maggioranza delle nostre imprese tema l’impatto dei prezzi energetici – aggiunge Sbordoni – è un segnale che le istituzioni non possono ignorare: serve un intervento rapido per contenere l’incremento dei costi. Più strategicamente diventa sempre più prioritario rafforzare l’autonomia energetica del nostro Paese potenziando la filiera delle rinnovabili nella quale il sistema delle PMI può giocare un ruolo di primo piano. È essenziale, inoltre, favorire la diversificazione dei mercati di sbocco e di forniture, per ridurre alcune dipendenze che condiziona le nostre imprese”. “Il sondaggio mostra – aggiunge il direttore di Federlazio, Luciano Mocci – come le imprese siano vulnerabili agli shock geopolitici globali, anche senza legami commerciali diretti. Già oggi quasi la metà del campione è colpita dagli incrementi dei costi energetici. In questo scenario le PMI del Lazio confidano, al momento, di poter limitare gli impatti negativi sulla propria attività d’impresa, purché il conflitto possa concludersi rapidamente”.
Gli effetti della guerra sull’economia del Lazio: rincaro di materie prime e semilavorati






