Il Pakistan torna a bombardare l’Afghanistan, ultimo episodio della sanguinosa guerra che si è incendiata nelle ultime settimane tra i due Paesi confinanti. E il bilancio delle vittime è impressionante. Il governo talebano accusa l’esercito del Pakistan di aver bombardato un ospedale per la riabilitazione di tossicodipendenti a Kabul, provocando una strage. Secondo Hamdullah Fitrat, vice portavoce delle autorità afghane, i morti sono almeno 400 e i feriti circa 250. L’attacco ha devastato gran parte della struttura, che disponeva di 2.000 posti letto, scatenando un vasto incendio che le squadre di soccorso hanno cercato di domare per ore nel tentativo di recuperare i corpi dalle macerie. Il portavoce del primo ministro Shehbaz Sharif, Mosharraf Zaidi, definisce le accuse infondate e assicura che nessun obiettivo civile è stato colpito. Il ministero dell’Informazione pakistano precisa che i raid aerei condotti tra Kabul e la regione del Nangarhar mirano a installazioni militari, infrastrutture di supporto ai “terroristi” e depositi di munizioni. La tensione tra i due Paesi è esplosa tre settimane fa e non accenna a diminuire, segnando i combattimenti più sanguinosi degli ultimi anni. Solo poche ore prima del raid sulla capitale, nuovi scontri lungo il confine hanno causato quattro vittime in territorio afghano. Il clima è pesantissimo: il presidente pakistano Asif Ali Zardari dichiara che lo Stato afghano supera la linea rossa impiegando droni contro il Pakistan, mentre il vice primo ministro afghano Abdul Salam Hanafi ribadisce che la difesa della sovranità è dovere di ogni cittadino, rammaricandosi per le perdite civili in una guerra che definisce imposta all’Afghanistan. Mentre i due governi si scambiano accuse sull’entità delle perdite – con il Pakistan che sostiene di aver ucciso centinaia di combattenti talebani e Kabul che parla di oltre cento soldati pakistani caduti – la comunità internazionale osserva con preoccupazione. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approva all’unanimità una risoluzione che chiede un maggiore impegno nel contrasto al terrorismo, rinnovando per tre mesi la missione politica UNAMA. Nel frattempo, colpi di mortaio continuano a cadere sui villaggi di confine, distruggendo case e colpendo anche bambini, in una escalation che ha ormai travolto il cessate il fuoco mediato dal Qatar lo scorso ottobre.






