Premessa di Mark Samson. Durante l’udienza, lo studente ternano ha spiegato le menzogne raccontate nei giorni successivi al delitto come tentativo di tutelare la madre, poi condannata a due anni con pena sospesa per aver aiutato a ripulire la scena del crimine. La tragedia è avvenuta nella cameretta in via Homs, tra il 25 e il 26 marzo scorsi, quando Samson ha confessato di aver ucciso la ex fidanzata Ilaria Sula, studentessa ternana. La ragazza sarebbe arrivata a casa sua la sera del 25 marzo, intorno alle 22. Il giovane ha ricostruito la crisi della loro relazione iniziata a fine febbraio. Ha ammesso le bugie dette a Ilaria sull’università e sul furto subito, utilizzate per ottenere maggiori contatti con la vittima. Durante l’udienza, Samson ha parlato lentamente, con tono pacato, a tratti evasivo. Ilaria, secondo quanto raccontato dall’imputato, aveva chiesto una pausa nel rapporto e non aveva nascosto che stesse chattando con altri. Le conversazioni tra i due riflettevano sensi di colpa da parte della studentessa: “Sto male anche io”. Samson ha ammesso di aver spiato le conversazioni della ragazza e di averla insultata in maniera volgare con amici: “Ilaria è solo mia, andrò in prigione”, avrebbe scritto. Ha anche dichiarato di aver temuto di finire in carcere perché conosceva le password di Ilaria, mentre lei ignorava di essere sotto controllo. Il racconto dell’imputato descrive i momenti dell’omicidio: tre coltellate al collo, il corpo infilato in una valigia e successivamente abbandonato in un dirupo alle porte di Roma, dove è stato rinvenuto dallo stesso Samson. L’udienza ha ricostruito passo dopo passo le dinamiche della tragedia, sottolineando la progressiva escalation di controllo, bugie e violenza che hanno portato alla morte di Ilaria Sula.






