Dopo quasi nove anni di processo, è arrivata la sentenza di primo grado nel cosiddetto processo “Tiberio”, l’inchiesta che ha riguardato presunti episodi di corruzione e irregolarità amministrative legati alla gestione di opere pubbliche e strutture ricettive nel territorio di Sperlonga. Il tribunale ha condannato Armando Cusani, sindaco della cittadina pontina, a sei anni di reclusione per corruzione. La decisione è stata pronunciata al termine di un lungo iter giudiziario che ha ricostruito una serie di presunte condotte illecite legate, in particolare, alla vicenda dell’Hotel Grotte di Tiberio, struttura alberghiera situata in una delle aree più suggestive della costa laziale, nei pressi del complesso archeologico della villa dell’imperatore romano Tiberio. Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal tribunale in primo grado, il Comune di Sperlonga non avrebbe adottato i necessari provvedimenti amministrativi per intervenire su alcuni abusi edilizi contestati alla struttura ricettiva. Al centro delle indagini della procura vi sarebbe stata in particolare la mancata attivazione delle procedure di ripristino dello stato dei luoghi, che secondo gli inquirenti sarebbe dipesa da una sostanziale inerzia degli uffici tecnici comunali. Tale comportamento, secondo l’accusa, avrebbe consentito il protrarsi delle irregolarità urbanistiche senza l’avvio delle azioni amministrative previste dalla normativa. L’inchiesta, tuttavia, non si è limitata alla vicenda dell’albergo. Tra i filoni esaminati nel corso del dibattimento sono finite anche alcune procedure di gara pubblica, tra cui l’appalto da circa 700mila euro relativo al complesso archeologico di Villa Prato, sempre nel territorio di Sperlonga. Secondo gli investigatori, anche in questo caso sarebbero emersi elementi riconducibili a possibili interferenze nella gestione delle procedure amministrative. Oltre al primo cittadino, il tribunale ha pronunciato condanne anche per altri tre imputati, coinvolti a vario titolo nella vicenda giudiziaria. La sentenza chiude dunque il primo capitolo giudiziario di un procedimento particolarmente complesso e articolato, caratterizzato da numerose udienze, acquisizioni documentali e testimonianze che hanno ricostruito nel dettaglio i rapporti tra amministrazione comunale, uffici tecnici e soggetti privati coinvolti nei progetti urbanistici e turistici del territorio. Come previsto dalla procedura penale, la sentenza è destinata ora a essere impugnata nei successivi gradi di giudizio, mentre resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva. Nel frattempo, il verdetto di primo grado segna un passaggio significativo in una delle vicende giudiziarie più lunghe e discusse degli ultimi anni nel territorio pontino.






