A Roma il turismo comincia a fare i conti con i primi effetti della nuova impennata dei costi energetici e delle tensioni che stanno scuotendo il settore dei trasporti internazionali. Gas e carburanti ai massimi, voli cancellati e spazi aerei ridotti stanno producendo le prime ricadute anche sulla Capitale proprio alla vigilia delle vacanze di Pasqua, uno dei momenti più importanti dell’anno per il comparto dell’ospitalità. Secondo le stime diffuse da Assoturismo, negli alberghi romani si registra già un calo del 15% delle prenotazioni provenienti dai Paesi mediorientali e asiatici, mercati tradizionalmente molto presenti nella città durante le festività primaverili. Gli operatori parlano di un rallentamento che riguarda soprattutto le strutture di fascia medio-alta e il turismo organizzato, particolarmente sensibile alle variazioni dei costi di viaggio. Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’intero comparto turistico nazionale. In Italia il turismo rappresenta circa il 13% del Prodotto interno lordo, con un valore economico complessivo stimato in 228,5 miliardi di euro tra indotto diretto e attività collegate. Una quota significativa che rende il settore particolarmente vulnerabile a ogni oscillazione dei costi energetici e dei trasporti. A pesare sono soprattutto le difficoltà nel traffico aereo internazionale. Il World Travel & Tourism Council (WTTC) segnala che nelle ultime settimane sono stati oltre 43mila i voli cancellati a livello mondiale, con numerose rotte modificate o sospese a causa delle restrizioni sugli spazi aerei e dell’aumento vertiginoso dei costi operativi. Le compagnie aeree stanno affrontando un incremento delle spese legate al carburante che si riflette inevitabilmente sulle tariffe dei biglietti e sulla programmazione dei voli. Gli effetti si ripercuotono direttamente sui flussi turistici verso le principali città d’arte europee. Per una destinazione come Roma, che nel 2023 ha superato 35 milioni di presenze turistiche, anche una flessione percentuale relativamente contenuta può tradursi in migliaia di arrivi in meno e in un impatto economico significativo per alberghi, ristoranti, guide turistiche e attività commerciali. Il WTTC stima che, se la situazione dovesse protrarsi, il turismo globale rischierebbe di bruciare fino a 600 milioni di euro al giorno, tra cancellazioni, minori prenotazioni e aumento dei costi logistici. Una cifra che dà la misura della fragilità di un settore fortemente dipendente dalla mobilità internazionale.Nella Capitale gli operatori restano prudenti ma osservano con attenzione l’andamento delle prenotazioni nelle prossime settimane. Pasqua rappresenta tradizionalmente uno dei primi grandi banchi di prova della stagione turistica primaverile e un indicatore importante per capire se il 2026 potrà confermare i livelli record registrati negli ultimi anni o se l’aumento dei costi energetici e dei trasporti finirà per rallentare la ripresa del turismo internazionale.






