venerdì, Marzo 20, 2026

Cassino si ferma: sciopero unitario per salvare l’automotive e il futuro del Lazio Meridionale

Oggi il territorio di Cassino e l’intera provincia di Frosinone scenderanno in piazza per lo sciopero unitario indetto dalle federazioni dei metalmeccanici. Una mobilitazione necessaria di fronte a una crisi che sta assumendo i contorni di un vero dramma sociale ed economico. Il raduno è fissato per le ore 9 in piazza Alcide De Gasperi. Il corteo attraverserà corso della Repubblica per concludersi in piazza Armando Diaz. CGIL, CISL e UIL del Lazio hanno rivolto un appello corale a tutte le istituzioni — dal Presidente della Regione Francesco Rocca ai parlamentari del territorio — affinché si assumano la responsabilità di difendere il lavoro e l’industria del Lazio meridionale. Nelle ore che precedono il grande sciopero, un punto a favore dei lavoratori è già stato segnato. Dopo una decisa protesta e l’avvio della procedura di autotutela (ex art. 1460 c.c.) promossa dalla Filcams Cgil, l’azienda Atlas Ifm ha annunciato lo sblocco dei pagamenti per le mensilità di febbraio. La vicenda Atlas è solo la punta di un iceberg molto più profondo. Il Comitato Esecutivo Stellantis ha appena comunicato nuovi fermi produttivi per i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura per il 23 e 24 marzo. I dati del 2026 sono impietosi nel 2025 ci sono stati 100 giorni di fermo, Soltanto 10 giornate di attività nei primi 3 mesi del 2026. Ammortizzatori sociali ormai agli sgoccioli per migliaia di famiglie. La scelta aziendale di puntare esclusivamente sul settore del lusso non garantisce i volumi necessari a sostenere l’occupazione, lasciando il Cassino Plant in un limbo di incertezza industriale.A sostegno della mobilitazione si è schierato un fronte politico ampio e compatto (PD, M5S, SI, Rifondazione Comunista e PSI), che  denuncia l’assenza di un piano industriale certo e il disinteresse del Governo centrale. Le forze progressiste chiedono la firma di un impegno politico scritto: un manifesto per evitare la “morte economica” della provincia.

 

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