L’ordigno che stavano preparando i due anarchici morti nel crollo provocato da un’esplosione ieri al parco degli Acquedotti di Roma era abbastanza voluminoso, difficile che potesse essere contenuto o nascosto in una borsa, e quindi non facilmente trasportabile. Inoltre si tratta di un tipo di ordigno che in genere viene preparato e utilizzato in tempi brevi. Elementi che fanno presumere a chi indaga che l’intenzione fosse quella di utilizzarlo nel breve tempo e in un raggio ristretto. Ad avvalorare questa ipotesi c’è il fatto che il casolare scelto dagli anarchici per confezionare la bomba non si trova in una zona isolata ma in un parco molto frequentato, un luogo dove non sarebbe stato possibile rimanere per tanto tempo. Gli investigatori, che indagano a 360 gradi, stanno valutando i possibili obiettivi nel quadrante Sud-Est di Roma, tra questi la vicina linea ferroviaria e il Polo Tuscolano, il più importante e strategico polo della polizia. Ipotesi su cui si lavora in queste ore ma che al momento non hanno trovato riscontri certi. Nel casolare infatti non sono stati trovate mappe o documenti con l’indicazione dell’obiettivo dell’attentato. Che i due anarchici morti ieri nel crollo del casolare pianificassero un’azione è certo, quello che ora gli investigatori della Digos di Roma dovranno chiarire è dunque quale fosse l’obiettivo. L’altra domanda che gli investigatori si pongono è se i due stessero agendo da soli o se avessero dei complici. Le ipotesi sul tavolo sono ancora tante. In primis c’è la pista della causa Cospito e le rivendicazioni anti-carcerarie ma anche legate alle strutture adibite a Cpr, tipiche della galassia anarchica. Possibili anche rivendicazioni legate al contesto geopolitico internazionale e in particolare al tema degli armamenti e in chiave anti-imperialista legata ai processi di globalizzazione. Non si può escludere, comunque, che ci fosse l’intento di portare a compimento un’azione antigovernativa, in particolare legata al referendum. Cinque perquisizioni ad appartenenti alla galassia anarchica sono state eseguite dalla Digos di Roma in relazione all’indagine sulla morte dei due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. Gli investigatori hanno sequestrato materiale d’area relativo all’ambiente anarchico che non sembrerebbe però collegato all’episodio. Sono inoltre state ascoltate due persone vicine ideologicamente alle vittime che non avrebbero però legami con l’azione che i due stavano progettando. Nel 2012 Alessandro Mercogliano fu indagato a Genova. Era stato sospettato di essere complice di Alfredo Cospito e Nicola Gai, che gambizzarono il manager di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi. Secondo gli investigatori della Digos, coordinati dai pm Nicola Piacente, oggi procuratore capo di Genova, e Silvio Franz, Mercogliano avrebbe rubato lo scooter utilizzato nel commando che portò al ferimento del manager. Gli investigatori avevano a lungo sospettato un coinvolgimento di Mercogliano per via delle prove raccolte attraverso l’analisi dei tabulati che collocavano Cospito, Gai e lo stesso Mercogliano a Torino, prima che venisse compiuto l’attentato. I loro telefoni erano stati spenti e riaccesi l’indomani a Bordighera, in provincia di Imperia, comune in cui Cospito viveva. Nelle ore in cui i telefoni dei tre erano stati spenti, qualcuno aveva rubato uno scooter a Serra Riccò, in provincia di Genova, ma non fu possibile arrivare a Mercogliano, la cui posizione fu archiviata. Serve “l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”, anche “la violenza rivoluzionaria”. Così gli anarchici valtellinesi in un comunicato riportato sul sito dell’emittente antagonista Radio Onda d’Urto, all’interno di un post in cui si parla dei due anarchici morti e delle cinque perquisizioni effettuate nella notte. Il post ricorda anche la dichiarazione fatta da Ardizzone, nel corso dell’udienza preliminare dell’inchiesta Sibilla, chiusa il 15 gennaio 2025 per non luogo a procedere nei confronti di 12 imputati, tra cui proprio Ardizzone, in merito alla pubblicazione della rivista anarchica ‘Vetriolo’. “Sandrone e Sara – si legge nel comunicato firmato ‘Individualità anarchiche e antiautoritari di Valtellina’ – li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo. Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria. Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema”. In un altro documento firmato e diffuso da diverse realtà anarchiche italiane si legge: “I due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni. I pennivendoli prezzolati, dalla cui carta straccia abbiamo appreso il fatto, scrivono a più riprese dello scoppio di un ordigno. Le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda, ma qualora ci fosse un barlume di verità circa le informazioni ‘trapelate’ non possiamo non soffermarci sul fatto fondamentale: Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte”. “Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio – si legge nel documento – Le odierne farneticazioni dei signori dell’inquisizione e della repressione vanno a braccetto con quelle dei padroni della guerra e dello sfruttamento. Gli stragisti, i massacratori, i produttori di morte gridano allo scandalo per le bombe degli anarchici. Con Sara e Sandro abbiamo condiviso l’inestinguibile passione per il pensiero e l’azione anarchici. Con loro alcuni di noi hanno vissuto, condividendo l’intensità febbrile di momenti che nessun orologio potrà mai scandire. Con loro, quando siamo stati inquisiti dalla macchina della repressione di Stato, abbiamo mantenuto la nostra dignità e consolidato la tenacia delle nostre scelte. Ne siamo certi: quelle nostre giornate infinite non diverranno mai un ricordo sbiadito. Momenti che non si basavano sulle chiacchiere ideologiche, ma sulla convinzione dei nostri percorsi, sui sentimenti, sulla fiducia reciproca, sulla gioia della vita. Tutti noi che li abbiamo conosciuti profondamente sappiamo che non esisteranno mai delle parole adeguate a descriverne la modestia, la dolcezza, la dignità. Ecco perché la volontà rivoluzionaria di Sara e Sandro ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore”.






