È di due morti, tre feriti gravi e due lievi il bilancio definitivo della valanga in val Ridanna. Si tratta di Martin Parigger, di 62 anni, di Ridanna, che era la guida alpina di un gruppo di scialpinisti austriaci, e di Alexander Froetscher, di 56 anni, anche lui originario di Ridanna, ma residente in Austria. La più grave dei feriti è una 26enne di Brescia che è stata trasportata alla Clinica universitaria di Innsbruck. Sono in gravi condizioni anche un turista tedesco e un austriaco. I due feriti lievi sono cittadini tedeschi. La slavina si è staccata sabato mattina 21 marzo a 2.445 metri di quota, sulla Cima d’Incendio (Zunderspitz), non distante dal Tallone Grande, con un fronte 150 metri e una lunghezza di alcune centinaia di metri, è partita in prossimità della cima e ha messo in moto praticamente l’intero pendio, che in quel punto è piuttosto ripido, coinvolgendo complessivamente 25 scialpinisti, la maggior parte fortunatamente è stata solo sfiorata e non inghiottita dalla massa nevosa. Gli scialpinisti erano muniti di Artva, il dispositivo di localizzazione per trovare i dispersi sotto la neve. Il pericolo valanghe in val Ridanna, come praticamente in tutto l’Alto Adige oltre i 2.000 metri di quota, attualmente è moderato (grado 2 su 5), ma la situazione può velocemente cambiare secondo l’esposizione del pendio e il vento che lungo la cresta di confine spesso soffia, il foehn, noto anche come favonio. L’intervento di salvataggio è stato coadiuvato da cinque elicotteri: i tre Pelikan altoatesini, eliambulanza Aiut Alpin Dolomites ed Heli C1 di Innsbruck. Sul posto sono giunti gli uomini del soccorso alpino Cnsas, Alpenvereine Guardia di finanza, con delle unità cinofile, come anche i vigili del fuoco della zona. A supporto è stata allertata anche la centrale operativa di Innsbruck, così come è stata effettuata la richiesta di posti letto in terapia intensiva presso gli ospedali di Merano, Bolzano e Bressanone. Il distacco della valanga è avvenuto sulla ‘Hohe Ferse’ (Tallone Grande), montagna di 2.669 metri sul crinale tra la val Ridanna e la val di Racines (Flading-Vallettina). Questo inverno avaro di neve ha registrato un numero piuttosto elevato di vittime a nord e a sud delle Alpi. Solo in Austria sono 26 i morti sotto le slavine. Il motivo è stato quasi sempre il cosiddetto Altschnee problem, ‘il problema di neve vecchia’ tradotto letteralmente, conosciuto anche nel mondo dello scialpinismo come neve a lastroni. La neve caduta a inizio inverno si è gelata, per molte settimane non ne è caduta altra, le nevicate di fine stagione non si sono consolidate con quella ‘vecchia’ e così i casi di distacchi. Quella di Cima d’Incendio è stata invece una Grundlawine, una ‘valanga di fondo’. Sempre per il mancato consolidamento è venuto giù praticamente l’intero pendio. La tragedia di Monte Nevoso. Il 12 marzo 2016 ci furono sei vittime sopra Riva di Tures
Solo pochi giorni fa, il 12 marzo, l’Alto Adige aveva ricordato il decimo anniversario della maxi-valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures. Furono sei le vittime della più grave disgrazia sulle montagne altoatesine degli ultimi decenni. Tra le vittime ci fu un ragazzo di 16 anni, inghiottito dalla valanga davanti agli occhi del papà, una giovane infermiera, un alpinista molto esperto, che aveva scalato addirittura il Manaslu, e il direttore generale della Camera di Commercio del land austriaco Tirolo.
Valanga in Alto Adige, scialpinisti travolti a Racines: bilancio definitivo di 2 morti e 5 feriti






