La Procura della Corte dei Conti del Lazio ha avviato un’indagine per verificare se il terreno acquistato da AMA S.p.A. a Santa Palomba, destinato alla realizzazione del futuro inceneritore di Roma, sia stato pagato molto più del suo reale valore di mercato. L’area si trova in una posizione di confine tra diversi comuni dei Castelli e del litorale: Albano Laziale, Ariccia, Pomezia e Ardea. Secondo le prime ricostruzioni emerse nell’ambito delle verifiche contabili, per l’acquisto del terreno l’azienda capitolina avrebbe versato circa 7,7 milioni di euro. Una cifra che avrebbe attirato l’attenzione dei magistrati contabili perché, stando ad alcune valutazioni tecniche, il valore ritenuto plausibile per quell’area sarebbe stato vicino ai 3 milioni di euro. È proprio su questa differenza di oltre 4 milioni di euro che si concentrano ora gli accertamenti della magistratura contabile, che vuole capire se il prezzo pagato sia stato giustificato da perizie, caratteristiche urbanistiche o altre condizioni specifiche del terreno, oppure se possa configurarsi un possibile danno erariale stimato in oltre tre milioni di euro. La questione assume particolare rilevanza perché AMA è una società interamente partecipata da Roma Capitale, e quindi eventuali costi eccessivi ricadrebbero indirettamente sulle risorse pubbliche e, di conseguenza, sui cittadini. L’area di Santa Palomba è destinata ad ospitare il termovalorizzatore progettato per gestire una parte consistente dei rifiuti della Capitale, un’infrastruttura strategica per il sistema di smaltimento romano ma anche al centro di un acceso dibattito politico e territoriale tra amministrazioni locali, comitati e istituzioni. L’indagine della Corte dei Conti punta ora a ricostruire tutte le fasi della compravendita, dalle valutazioni preliminari fino alla definizione del prezzo finale, per accertare se l’operazione sia stata condotta nel pieno rispetto delle norme e della tutela delle finanze pubbliche.






