A Santa Marinella la corsa alle elezioni amministrative di maggio si apre in un clima di forte incertezza politica. Dopo lo scossone dello scorso novembre, che ha portato alla caduta anticipata della giunta e al conseguente commissariamento del Comune, la città si prepara a tornare alle urne con uno scenario politico estremamente frammentato. La strada verso il palazzo comunale è più affollata che mai: sei candidati sindaco, ognuno sostenuto da coalizioni e visioni differenti, specchio delle profonde trasformazioni che stanno attraversando la politica locale. La sensazione diffusa è quella di una polverizzazione dei consensi, con schieramenti che riflettono la crisi delle appartenenze tradizionali e la nascita di nuove aggregazioni civiche e politiche. Il centrodestra tenta di riconquistare la città, ma lo fa presentandosi diviso. Da una parte c’è Damiano Gasparri, medico in pensione sostenuto dai principali simboli del centrodestra nazionale: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Unione di Centro. La sua candidatura punta sulla solidità dei partiti e su un profilo considerato rassicurante per l’elettorato. A movimentare ulteriormente il quadro politico è però Mariarosaria Rossi, ex senatrice che si presenta con la lista Noi Moderati. Attorno alla sua candidatura si raccolgono diversi dissidenti del direttivo locale di Fratelli d’Italia, dando vita a una fronda interna che evidenzia le tensioni tra le linee dettate dai vertici nazionali e gli equilibri storici del territorio. In questo scenario già complesso prova a inserirsi Alessio Manuelli, sostenuto da un fronte trasversale composto da professionisti, cittadini ed esponenti politici. La sua proposta si basa su un nuovo metodo di governo che punta a rimettere al centro dell’agenda politica le esigenze concrete della città, intercettando il consenso di chi chiede maggiore partecipazione e meno decisioni calate dall’alto. Sulla scena c’è anche Emanuele Minghella, candidato sostenuto dal Partito Democratico, da Casa Riformista e da alcune liste civiche. La sua sfida sarà quella di convincere l’elettorato che la sua proposta rappresenti una ripartenza consapevole e non il ritorno a schemi amministrativi già sperimentati in passato. A completare il quadro ci sono Daniele Renda, sostenuto da Alleanza Verdi e Sinistra, che punta a intercettare il voto della sinistra ambientalista e radicale, e Stefano Marino, portavoce di una linea di opposizione netta e critica nei confronti dell’intero sistema politico tradizionale. Con sei nomi in campo, la dispersione del voto appare quasi inevitabile. L’impressione è che la vera partita si giocherà soprattutto dopo il primo turno, quando apparentamenti e accordi tra le diverse liste potrebbero trasformare l’attuale frammentazione in una maggioranza di governo. Nel frattempo Santa Marinella resta in attesa, sospesa tra la voglia di voltare pagina dopo la crisi amministrativa e il timore che la forte divisione politica possa aprire la strada a un nuovo periodo di instabilità.
Santa Marinella verso il voto: sei candidati e una città divisa dopo la caduta della giunta






