giovedì, Aprile 2, 2026

Migranti, 37 annegati in un giorno. Un bambino in salvo, la madre morta in viaggio

Trentasette migranti sono morti in un solo giorno in due diversi punti del Mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste blindate dell’Europa. Diciotto sono annegati nell’Egeo dopo il naufragio del loro gommone al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia. Altri 19, compresa una donna, sono morti di freddo a 85 miglia a Sud di Lampedusa, in acque Sar libiche. Il gommone era partito con a bordo 80 persone da Abu Kammash, in Libia, secondo alcuni superstiti nella giornata di lunedì e secondo altri il giovedì precedente. Tre persone risultano disperse, mentre al molo Favaloro di Lampedusa sono arrivati 19 cadaveri e 58 superstiti, di cui 16 donne e sette minori. Sette dei sopravvissuti sono stati portati al poliambulatorio: quattro uomini e una donna tra i 25 e i 30 anni e poi due bambini, uno dei quali ha circa un anno e avrebbe perso la madre nella traversata. Gli adulti sono in stato di ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi. Due di loro, in gravissime condizioni, sono stati portati in ospedale a Palermo. L’imbarcazione con i migranti salpati dalla Libia era stata avvistata da un aereo italiano della capitaneria di porto che aveva chiesto l’intervento delle autorità di Libia, Tunisia e Malta, le quali però hanno risposto che non potevano effettuare il soccorso. La motovedetta CP 306 è salpata dunque da Lampedusa e ha raggiunto il gommone a 14 miglia dalla piattaforma petrolifera Bouri. A bordo del barchino c’erano corpi semicongelati che tremavano di freddo, mescolati ai cadaveri. Una ragazza ricoverata al poliambulatorio continua a guardare impietosita un bambino di circa un anno, salvato insieme a lei, e a chiedere: “Lui adesso che fine farà?”. La giovane superstite spiega che la madre del piccolo è morta nella traversata e che lei lo ha stretto al suo grembo nel tentativo di scaldarlo un po’ e salvargli la vita. Gli agenti di polizia che lavorano nell’hotspot di contrada Imbriacola, avvalendosi di mediatori culturali, interpreti e personale della Croce Rossa, stanno cercando di ricostruire chi fosse la madre del bambino e se sia effettivamente tra le vittime. Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa, sospira: “Scene di pietà. Spero che un giorno tutto questo finirà, un conto è vedere questo strazio e un altro è raccontarlo. Il mare è in tempesta, si pensi che il traghetto di linea non è dato in partenza nei prossimi giorni. Non arriverà prima di sabato”. La ong Sea Watch ricorda che “almeno 104 persone sono morte negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo centrale. Non sappiamo ancora se quella recuperata dalla guardia costiera sia la stessa imbarcazione che abbiamo cercato inutilmente lunedì con la nostra nave Aurora. Le condizioni meteo restano pessime ed è plausibile che altre imbarcazioni siano ancora in pericolo in queste ore. Il bilancio potrebbe essere più grave di quanto immaginiamo”. Gli altri diciotto migranti sono morti annegati nel Mar Egeo al largo della costa di Bodrum, nel sud-ovest della Turchia, dopo che il loro gommone è affondato. La guardia costiera della Turchia osserva che “a seguito delle operazioni di ricerca e soccorso, 21 migranti senza documenti sono stati tratti in salvo vivi, mentre sono stati recuperati i corpi di altri 18”. Al momento non sono disponibili informazioni sulla nazionalità dei migranti e la guardia costiera spiega che “le operazioni per accertare la sorte dei dispersi e le attività di ricerca e soccorso continuano”. Michael O’Flaherty, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, commenta: “La notizia della perdita di almeno 37 vite umane in due devastanti naufragi nel Mediterraneo, tra la Libia e Lampedusa e tra Bodrum e Kos, è profondamente triste. Indipendentemente dalle politiche migratorie, è imperativo soccorrere le persone in mare e non lasciarle annegare. La ricerca e il soccorso sono una questione fondamentale del diritto internazionale, compresi i diritti umani”.

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