venerdì, Aprile 3, 2026

Razzo sulla base italiana in Libano. Nessun militare ferito. Hormuz, 40 Paesi per il dopoguerra

Nel pomeriggio di ieri un razzo di origine ancora ignota ha colpito la base di Shama, sede del quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest della missione Unifil. Fortunatamente non si registrano feriti tra i militari italiani e l’impatto ha causato soltanto lievi danni alle infrastrutture. Il ministro della Difesa Guido Crosetto sta seguendo personalmente l’evolversi della situazione in costante coordinamento con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il comandante del Covi e il comandante del contingente in Libano per monitorare le condizioni del personale e la sicurezza dell’area. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato l’eliminazione di figure chiave all’interno dell’apparato militare e strategico iraniano attraverso una serie di attacchi mirati: Si tratta di un comando missilistico. Nell’area di Kermanshah (Iran occidentale) è stato ucciso Makram Atimi, comandante dell’Unità Missilistica Balistica. Atimi era considerato il principale responsabile dei lanci verso il territorio israeliano. Insieme a lui, sono stati neutralizzati diversi comandanti di battaglione operativi nel nord-ovest del Paese. All’inizio della settimana, un raid su Teheran ha portato all’uccisione di Jamshid Eshaqi, comandante del quartier generale del petrolio. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affidato al suo social network Truth un nuovo e durissimo avvertimento indirizzato alla leadership iraniana. Nel messaggio, il capo della Casa Bianca ha rivendicato il primato militare statunitense, definendo l’esercito americano come il più grande e potente del mondo e sottolineando come l’operazione di smantellamento delle capacità belliche dell’Iran non sia ancora entrata nella sua fase più distruttiva. Le minacce di Trump si sono fatte specifiche riguardo ai prossimi obiettivi strategici. Il presidente ha infatti annunciato che, in assenza di un cambio di passo da parte di Teheran, l’offensiva colpirà le infrastrutture civili e logistiche vitali, a partire dai ponti per poi passare alle centrali elettriche del Paese. Secondo il messaggio, la guida del “Nuovo Regime” sarebbe perfettamente consapevole delle condizioni poste dagli Stati Uniti per evitare l’escalation e dovrebbe agire con estrema rapidità per scongiurare la distruzione di ciò che resta del potenziale iraniano. L’uscita di Trump segna un ulteriore inasprimento della retorica bellica tra Washington e Teheran, ponendo l’accento sulla volontà di utilizzare la superiorità tecnologica e numerica delle forze armate americane come strumento di pressione definitiva. Mentre la comunità internazionale osserva con apprensione, il messaggio su Truth non lascia spazio a mediazioni, indicando nel collasso infrastrutturale la prossima tappa del conflitto se le richieste statunitensi non verranno soddisfatte immediatamente. Gli Stati Uniti hanno confermato ufficialmente l’attacco al ponte B1, l’infrastruttura chiave che collega la capitale Teheran alla vicina Karaj. La conferma, riportata dal Wall Street Journal, arriva da un alto funzionario americano che ha inserito l’operazione in un più ampio sforzo bellico volto a interrompere le rotte di rifornimento militare iraniane. Il valore dell’obiettivo è duplice. Dal punto di vista logistico il ponte è il pilastro di un corridoio commerciale strategico e un’arteria vitale per la mobilità dell’area. Ma c”è anche un valore simbolico visto che il ponte è considerato uno dei progetti infrastrutturali più rilevanti dell’Iran, il B1 rappresentava l’impegno del Paese nella modernizzazione della propria rete di trasporti. Nelle scorse ore, il presidente Donald Trump ha rilanciato la notizia su Truth, condividendo un video che mostrerebbe il crollo della struttura subito dopo l’impatto, accompagnato dalla promessa di nuovi sviluppi. Secondo recenti valutazioni dell’intelligence statunitense diffuse dalla CNN, circa la metà dei lanciatori di missili dell’Iran risulta ancora intatta dopo un mese di ostilità. Teheran dispone inoltre di migliaia di droni d’attacco e di una vasta quantità di missili da crociera, risorse che costituiscono una capacità strategica fondamentale per minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Fonti informate hanno sottolineato che il Paese è ancora pienamente in condizione di destabilizzare l’intera regione, stimando che l’arsenale iraniano conservi circa il 50% dei droni originari nonostante le operazioni militari in corso. L’esercito israeliano ha riferito del lancio di una nuova serie di missili provenienti dall’Iran verso il territorio nazionale, come riportato dall’emittente Al Jazeera. Le forze di difesa hanno confermato che i sistemi di protezione aerea sono attualmente in azione per intercettare l’attacco e, secondo quanto riferito dall’agenzia AFP, al momento non si registrano vittime. Sul fronte opposto, i media iraniani riportano una dichiarazione dei Guardiani della Rivoluzione che rivendicano l’impiego di vettori a lungo raggio diretti verso obiettivi sensibili quali Tel Aviv e la località balneare di Eilat, situata nel sud del Paese.

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