domenica, Aprile 5, 2026

Arrestato Roberto Mazzarella, il Viminale: “Al 4° posto nella lista dei latitanti più pericolosi”

È stato arrestato Roberto Mazzarella, inserito al quarto posto nell’elenco dei latitanti più pericolosi indicati dal Viminale. Il latitante, 48 anni, è stato individuato in una villa di pregio della Costiera Amalfitana dove si era registrato sotto false generalità per trascorrere la Pasqua con la moglie e i due figli, con lui in casa al momento dell’arresto. Nel resort in cui aveva preso alloggio, i carabinieri hanno trovato tre orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti relativi ad una verosimile contabilità sui quali ci saranno accertamenti. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Napoli coordinati dalla Dda partenopea. All’operazione hanno preso parte anche lo squadrone “Cacciatori di Calabria”, le Api del gruppo di Napoli nonché una motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno. L’accusa di essere esecutore e mandante dell’omicidio di Antonio Maione
Mazzarella è accusato di essere l’esecutore e il mandante dell’omicidio di un innocente, Antonio Maione, trucidato in una salumeria di Napoli il 15 dicembre del 2000 per una vendetta trasversale messa in atto dal clan in quanto fratello del sicario che uccise Salvatore Mazzarella. La vendetta scattò a San Giovanni a Teduccio, periferia orientale del capoluogo e storico feudo del clan, e fu consumata con un agguato a colpi di pistola. Agli autori e al mandante di quell’omicidio si è giunti ventiquattro anni dopo con il mandato di cattura emesso a carico di Roberto Mazzarella il 28 gennaio 2025. In quella circostanza il boss riuscì a sfuggire alla cattura. Di qui la sua latitanza durata poco più di un anno e conclusasi con l’arresto della scorsa notte a Vietri sul Mare. Roberto Mazzarella è figlio di Salvatore, a lungo incensurato e impiegato comunale ucciso a 50 anni il 28 maggio 1995, a sua volta figlio del ‘patriarca’ del clan Ciro ‘o scellone, successore dalla famiglia Zaza, di cui era cugino. Negli anni ’60, il clan iniziò la sua ascesa con l’acquisto di piccole imbarcazioni destinate a incrementare gli affari con il contrabbando di sigarette. Il gruppo familiare conquistò così diversi pezzi di Napoli, da Santa Lucia, il rione a ridosso del lungomare ‘patria’ delle ‘bionde’ illegali fino al Mercato Poggioreale, San Giovanni a Teduccio. Un territorio il cui controllo venne diviso da Ciro con i suoi fratelli Gennaro e Vincenzo. L’espansione si allargò anche attraverso matrimoni al quartiere di Forcella e poi nella provincia napoletana.

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