A Cerveteri la protesta degli agricoltori assume i contorni di un gesto simbolico e potente. In un sabato soleggiato, nel pieno delle festività pasquali, circa un centinaio di produttori si sono dati appuntamento lungo la via Aurelia, tra Palidoro e Torrimpietra, arrivando a bordo dei loro trattori. Non per lavorare la terra, ma per difendere un settore sempre più in difficoltà. Dal litorale e dall’entroterra – da Ladispoli, Formello, Cesano e dal comune di Fiumicino – gli agricoltori hanno raggiunto il presidio per chiedere risposte concrete al governo. Al centro delle rivendicazioni, il caro costi che sta mettendo in ginocchio il comparto: carburante, materie prime e gestione quotidiana delle aziende agricole. «Il momento è difficile, i costi per l’agricoltura sono troppo alti. Servono misure forti, non palliativi», denuncia Antonio Orlandi. «Ci siamo sentiti abbandonati in questi anni. Siamo qui senza sigle, senza associazioni di categoria. Le speranze sono state deluse. Senza interventi come il credito d’imposta e l’abbassamento del prezzo del gasolio, la produzione calerà drasticamente. Così non ce la facciamo». Una protesta spontanea, lontana dalle bandiere, ma carica di rabbia e preoccupazione per il futuro. Gli agricoltori parlano di un settore al limite, dove i margini si assottigliano sempre più e il rischio è quello di chiudere aziende storiche, spesso a conduzione familiare. A portare solidarietà è arrivata anche la sindaca Elena Gubetti, che ha voluto testimoniare la vicinanza dell’amministrazione: «Spese insostenibili, gasolio alle stelle, rincari superiori al 30%. Il rischio concreto è che i nostri agricoltori non riescano più a mantenere vive le loro aziende. Parliamo di persone che ogni giorno garantiscono prodotti sani e genuini sulle nostre tavole». Parole che si intrecciano con le immagini dei trattori schierati lungo la strada, simbolo di un lavoro duro e indispensabile. «È un grido di aiuto disperato – aggiunge la sindaca – quello di imprenditori ma anche di padri di famiglia che ogni mattina si alzano per coltivare la terra». Il presidio proseguirà anche nei giorni di Pasqua. Una scelta non semplice, che significa rinunciare agli affetti e alle celebrazioni, ma che gli agricoltori considerano necessaria per far sentire la propria voce. Da Cerveteri e dal territorio circostante si leva così un appello chiaro: senza interventi concreti, l’agricoltura rischia di fermarsi.






