Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina è pronta a interrompere gli attacchi al settore energetico russo se gli occupanti accetteranno di fare altrettanto. La proposta ucraina è stata trasmessa alla parte russa tramite gli Stati Uniti. Lo scrivono i media ucraini. “Se la Russia è pronta a cessare gli attacchi al nostro settore energetico, saremo pronti a rispondere per le rime. E questa è la nostra proposta, tramite gli americani, alla parte russa”, ha precisato il leader ucraino nel suo discorso serale. L’esercito russo ha colpito con sistemi di lancio multiplo di razzi (MLRS) la città di Slovjansk, nella regione di Donetsk: il bilancio è di almeno un morto e cinque feriti, tra cui un bambino del 2017. Lo comunica Vadym Filashkin, capo dell’amministrazione militare regionale di Donetsk, lo riporta Ukrainska Pravda. Mosca ha accusato l’Ucraina di aver danneggiato il terminal del Consorzio del Petrolio del Caspio (CPC) a Novorossiysk, un porto russo sul Mar Nero. Kiev ha rivendicato la responsabilita’ dell’attacco al porto, ma non al CPC stesso. In una dichiarazione, il ministero della Difesa russo ha affermato che gli attacchi dei droni hanno causato un incendio nella notte tra domenica e lunedi’, incendiando quattro serbatoi del terminal CPC e danneggiando un oleodotto e una banchina di carico. Il ministero ha affermato che il “regime di Kiev” sta cercando di destabilizzare il mercato globale degli idrocarburi e di bloccare le forniture di prodotti petroliferi ai consumatori europei. Il terminal consente l’esportazione di petrolio, principalmente dal Kazakistan, trasportato attraverso l’oleodotto gestito dal CPC, uno dei piu’ grandi al mondo, che ha origine nei giacimenti petroliferi del Kazakistan e attraversa la Russia fino al Mar Nero. Il CPC non ha ancora reagito né confermato le dichiarazioni di Mosca. Per la prima volta dall’inizio della guerra in corso nel 2022, l’Ucraina ha lanciato più droni d’attacco transfrontalieri della Russia in un mese. Lo scrive la statunitense Abc News, sulla base dell’analisi dei dati quotidiani pubblicati dall’Aeronautica Militare ucraina e dal Ministero della Difesa russo. Scrive Abc News: “Il Ministero della Difesa russo ha riferito di aver abbattuto 7.347 droni ucraini nel mese di marzo, il totale mensile più alto mai registrato da Mosca, con una media di 237 velivoli al giorno. Il Ministero della Difesa pubblica solo i dati relativi ai droni ucraini che sostiene di aver abbattuto. L’Aeronautica Militare ucraina, dal canto suo, ha dichiarato che le sue forze hanno affrontato 6.462 droni russi e 138 missili di vario tipo nel corso del mese, di cui 5.833 droni e 102 missili – circa il 90% dei droni e poco meno del 74% dei missili – sono stati intercettati o neutralizzati. L’Ucraina, quindi, ha affrontato una media giornaliera di poco più di 208 droni e quattro missili nel mese di marzo, secondo i dati pubblicati da Kiev”. I servizi di sicurezza ucraini (sbu) hanno rivendicato l’attacco al terminal petrolifero di Sheskharis nel porto marittimo di Novorossiysk, nel territorio russo di Krasnodar. Lo scrive Interfax Ukraine citando una fonte dell’agenzia di intelligence. “A seguito dell’attacco, sei dei sette attracchi utilizzati per caricare e scaricare petrolio dalle petroliere sono stati danneggiati”, ha affermato la fonte, aggiungendo che sono stati registrati colpi anche sulle infrastrutture a terra del terminal, tra cui un’unità chiave del sistema di condutture e un’unità di misurazione del petrolio. Nei punti di impatto sono divampati incendi su larga scala. Si tratta di uno dei più grandi complessi di trasbordo di petrolio e prodotti petroliferi della Russia meridionale e fornisce carburante alle forze russe che combattono contro l’Ucraina. L’attacco è stato confermato anche dallo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina (AFU): “È stata colpita l’infrastruttura di carico del petrolio presso il terminal petrolifero di Sheskharis (Novorossiysk, territorio di Krasnodar, Russia). Sono stati registrati colpi sul bersaglio e un incendio su larga scala nell’area del terminal. Si sta chiarendo l’entità dei danni”. L’ex governatore della regione russa di Kursk è stato condannato a 14 anni di colonia penale per aver incassato tangenti legate ad appalti pubblici per la costruzione di fortificazioni in questa regione al confine con l’Ucraina. Nell’agosto 2024, all’epoca in cui Alexei Smirnov era governatore ad interim, le forze ucraine erano riuscite a conquistare ampi territori di questa regione della Russia occidentale, prima di esserne cacciate nella primavera del 2025. Smirnov era stato eletto governatore della regione nel settembre 2024, mentre l’offensiva ucraina era in corso, per poi dimettersi a dicembre. Era stato successivamente arrestato nell’aprile 2025. Mosca ha lanciato una vasta campagna anticorruzione rivolta ad alti funzionari regionali e militari, accusati di non aver impedito l’operazione ucraina, avvenuta due anni e mezzo dopo l’inizio dell’offensiva russa su vasta scala contro l’Ucraina. Alexei Smirnov è stato condannato a 14 anni di colonia penale “a regime severo” e a una multa di 400 milioni di rubli (oltre 4,3 milioni di euro), ha indicato un tribunale di Kursk in un comunicato. Smirnov è stato riconosciuto colpevole, insieme a due complici, di aver percepito l’equivalente di oltre 216.000 euro in tangenti in cambio di un trattamento di favore nell’aggiudicazione di contratti governativi per fortificazioni del valore totale di circa 2,16 milioni di euro. Secondo il tribunale, l’imputato si è dichiarato colpevole.
Zelensky propone a Mosca una tregua energetica. Bombe sui porti nel Mar Nero






