giovedì, Aprile 9, 2026

La Cassazione dispone un appello bis per Impagnatiello: “Ci fu premeditazione”

I giudici della prima sezione penale di Cassazione hanno disposto un nuovo processo per Alessandro Impagnatiello, l’ex barman e compagno di Giulia Tramontano, uccisa quando era al settimo mese di gravidanza, facendo ritrovare il corpo dopo 4 giorni. Il fatto risale al 27 maggio 2023, quando la donna fu uccisa con decine di coltellate all’interno dell’abitazione condivisa a Senago, nel territorio milanese. Impagnatiello è già stato condannato all’ergastolo nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo di appello limitatamente al riconoscimento della premeditazione. Rigettata la richiesta della difesa sulla crudeltà.”Quello di Giulia Tramontano fu un agguato organizzato e premeditato”. E’ quanto sostiene, in sintesi, la Procura generale di Cassazione che aveva appunto chiesto un processo di appello bis per il riconoscimento della premeditazione, caduta in appello. Secondo la ricostruzione della pg Elisabetta Ceniccola, gli elementi emersi delineano un quadro incompatibile con un’azione d’impeto. La scelta preventiva dell’arma, la preparazione dell’ambiente domestico — con la rimozione del tappeto — e il tempo trascorso tra l’ideazione e l’esecuzione del delitto indicherebbero una volontà lucida e maturata. “Tra il progetto e l’azione c’è stato tutto il tempo per riflettere”, ha sottolineato il magistrato, evidenziando come l’imputato fosse giunto consapevolmente alla decisione di uccidere. L’ex barman, anche nel giudizio di secondo grado, ha visto confermata la condanna del carcere a vita, pur con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione. Quest’ultima, non riconosciuta inizialmente dal giudice per le indagini preliminari Angela Minerva, era stata invece valutata in primo grado insieme ad altri elementi, tra cui il rapporto affettivo e la particolare crudeltà dell’azione. L’imputato, che ha confessato il delitto, secondo la pubblica accusa avrebbe pianificato l’omicidio per un lungo periodo, arrivando anche a somministrare alla compagna, a sua insaputa, sostanze velenose dopo aver effettuato ricerche online già a partire dalla fine del 2022. Di diverso avviso la Corte d’Appello, secondo cui l’uomo avrebbe avuto l’intento di interrompere la gravidanza, vissuta come un problema, senza però una volontà iniziale di uccidere la donna. I giudici di secondo grado hanno inoltre respinto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocata Giulia Gerardini, di accedere alla giustizia riparativa, ritenendo che l’imputato non abbia ancora “sviluppato una reale consapevolezza critica delle ragioni e degli impulsi alla base del gesto, né intrapreso un autentico percorso di responsabilizzazione e rielaborazione personale“. “Una decisione che dal punto di vista tecnico va accolta con favore perché l’imputato è un uomo privo di empatia, caratterizzato da un evidente gelo interiore. Ha ucciso per spirito punitivo: nessun impeto, nessuna reazione improvvisa, ma una decisione maturata con fredda determinazione”. Lo afferma l’avvocato, Nicodemo Gentile, legale di Franco Tramontano, padre di Giulia. “Una eliminazione lucidamente pianificata della compagna e del bambino che portava in grembo”, aggiunge. Per il penalista si è trattato di “un gesto concepito come una crudele rivalsa nei confronti di Giulia, colpevole, ai suoi occhi, di non rispondere più alle sue aspettative e di aver incrinato l’immagine rispettabile che egli ostentava nel luogo di lavoro e nella vita sociale”.

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