Un nuovo monito, diretto e senza giri di parole, parte dalla Casa Bianca verso Teheran. Attraverso un post sul social Truth, Donald Trump ha affrontato il delicato dossier dei transiti marittimi nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran avrebbe iniziato a imporre pedaggi arbitrari alle navi cisterna in transito. “Ci sono notizie secondo cui l’Iran starebbe imponendo dei pedaggi alle petroliere. È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, è meglio che smettano subito!”, ha scritto il Presidente. Il messaggio suona come un ultimatum diplomatico in un momento di estrema fragilità per la tregua appena siglata. La questione dei pedaggi nello Stretto — attraverso cui transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio — è diventata un punto di scontro centrale nei colloqui di Islamabad. Mentre l’Unione Europea ha già definito “illegittima” qualsiasi tassazione sulla navigazione internazionale, la posizione di Trump conferma che gli Stati Uniti non tollereranno azioni che possano alterare i costi energetici globali o mettere in discussione la libertà di navigazione in acque strategiche. Scontro frontale tra Donald Trump e le voci storiche del conservatorismo americano. Con un duro post su Truth, il presidente ha attaccato opinionisti del calibro di Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones, colpevoli di aver criticato l’accordo di cessate il fuoco con Teheran. “Sono persone stupide e con un QI basso”, ha scritto Trump, accusando i suoi ex sostenitori di favorire indirettamente il programma nucleare iraniano. Il presidente ha poi liquidato i loro interventi definendoli “podcast di terz’ordine” realizzati da soggetti “cacciati dalla TV” che cercherebbero visibilità solo per ottenere clic. Secondo Trump, le critiche alla sua strategia diplomatica sarebbero “l’esatto opposto” del sentimento del movimento Maga, rivendicando la compattezza della sua base elettorale dietro le scelte della Casa Bianca. In un post su Truth Social, Donald Trump ha respinto le critiche del Wall Street Journal, definendo l’attuale situazione in Iran una “vittoria” concreta e tutt’altro che prematura. Il Presidente statunitense ha assicurato che, grazie al suo operato, Teheran non otterrà mai l’arma nucleare e ha annunciato l’imminente ripresa del transito del petrolio, dichiarando che la collaborazione dell’Iran non è più un fattore determinante. Trump ha poi concluso il messaggio accusando l’editoriale del quotidiano di essere inaffidabile e incapace di ammettere i propri errori. Il Presidente degli Stati Uniti ha duramente criticato l’Iran, accusandolo su Truth Social di svolgere un “pessimo lavoro” nel garantire il libero passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha ribadito con forza che l’attuale situazione non rispecchia gli accordi stabiliti, alzando ulteriormente la pressione su Teheran nonostante i recenti sforzi diplomatici per stabilizzare la circolazione marittima nell’area. Sul fronte diplomatico internazionale, il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il Presidente statunitense Donald Trump hanno concordato la necessità di un piano operativo immediato per ripristinare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Approfittando del cessate-il-fuoco in vigore, i due leader puntano a normalizzare la circolazione navale nel minor tempo possibile, obiettivo che Starmer sta promuovendo attivamente durante il suo attuale tour diplomatico tra i leader del Golfo. Un pesantissimo scontro diplomatico rischia di far deragliare i colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. L’ufficio di Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota ufficiale dai toni durissimi in risposta alle recenti affermazioni del Ministro della Difesa pakistano, che avrebbe invocato l’annientamento dello Stato ebraico. “Questa non è una dichiarazione che può essere tollerata da alcun governo”, scrive lo staff del premier israeliano, definendo le parole del ministro “scandalose”. L’attacco di Gerusalemme colpisce al cuore la credibilità del Pakistan come mediatore internazionale: secondo Israele, un Paese che esprime tali posizioni non può pretendere di agire come “un arbitro neutrale per la pace”. L’incidente diplomatico giunge in un momento critico, proprio mentre la delegazione americana guidata da Vance e Kushner sta tentando di stabilizzare il cessate il fuoco nel Golfo. La reazione di Netanyahu solleva forti dubbi sulla fattibilità di un accordo regionale che coinvolga il Pakistan, proprio mentre Teheran e Mosca premono per includere la fine delle operazioni israeliane in Libano tra le condizioni dei negoziati.
Hormuz, la rabbia di Trump: “Questo non è l’accordo che abbiamo”. Beirut, bombe sui quartieri residenziali






