sabato, Aprile 11, 2026

Usa e Iran colloqui di pace in Pakistan, dubbi sul cessate il fuoco in Libano. Islamabad blindata. Traffico ancora ridotto a Hormuz

Dopo sei settimane di guerra e la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi, Stati Uniti e Iran tentano la via del dialogo. La posta in gioco è altissima e i negoziati, che si terranno a partire da oggi in Pakistan, potrebbero determinare se il cessate il fuoco reggerà o se la guerra contro l’Iran che ha causato migliaia di morti, danneggiato l’economia mondiale e destabilizzato il Medio Oriente, riprenderà. Alla vigilia dei colloqui, Trump ha detto che i negoziatori statunitensi si stanno concentrando principalmente sull’obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Il presidente Usa ha anche dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirà presto, “con o senza la collaborazione dell’Iran” e ha avvertito che intensificherà gli attacchi se non si raggiungerà un accordo di pace. Intanto, diplomatici libanesi e israeliani si sono sentiti telefonicamente nella serata di ieri e hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana a Washington per discutere un possibile cessate il fuoco nel conflitto in corso tra Israele e Hezbollah, ha fatto sapere l’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun. La delegazione iraniana arrivata a Islamabad per lo storico incontro con i rappresentanti degli Stati Uniti è composta da ben 71 persone. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim e rilanciato da Al Jazeera, il team di Teheran non comprende solo i negoziatori di alto livello, ma anche un vasto numero di consulenti esperti, team diplomatici, personale addetto alla sicurezza e rappresentanti dei media. L’Iran possiede ancora migliaia di missili balistici che potrebbe utilizzare recuperando lanciatori attualmente sepolti in strutture sotterranee. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti dell’intelligence Usa. Sebbene metà dei lanciatori missilistici iraniani siano stati distrutti o danneggiati, molti possono essere riparati e recuperati dai siti sotterranei, sostengono le fonti citate dal WSJ.  Funzionari statunitensi e israeliani affermano inoltre che, pur possedendo ora la metà dei missili rispetto a prima della guerra, l’Iran ha ancora migliaia di missili balistici a medio e corto raggio che può recuperare dai nascondigli o dissotterrare dal sottosuolo. Secondo alcuni funzionari statunitensi l’Iran potrebbe sfruttare il cessate il fuoco in corso per ricostituire i propri arsenali missilistici. Secondo quanto riporta il New York Times, che cita funzionari statunitensi, l’Iran non è in grado di individuare e rimuovere le mine nello Stretto di Hormuz, ne’ di riaprire le vie navigabili. L’Iran non è riuscito ad aprire lo Stretto di Hormuz perché non è stato in grado di individuare e rimuovere le mine navali che vi aveva posato, scrive il Nyt.  Teheran non ha la capacità di rimuovere le mine una volta individuate, il che complica ulteriormente i colloqui di Islamabad, dato che l’amministrazione Trump ha spinto per un maggiore transito di navi attraverso lo Stretto. Il 9 aprile un drone da ricognizione MQ-4C Triton della Marina statunitense, uno dei droni più costosi della flotta Usa, in pattugliamento nello Stretto di Hormuz, è precipitato da 52.000 piedi. Quando è sceso sotto i 10.000 piedi, il segnale del suo transponder si è perso. Lo scrive Forbes, citando il sistema di tracciamento di volo FlightRadar.  Secondo Forbes non c’è conferma ufficiale sul fatto che il drone sia precipitato, sia stato abbattuto da un missile iraniano o se in qualche modo sia riuscito a recuperare e a tornare alla base. Il Triton e’ un drone di grandi dimensioni, con un’apertura alare superiore a quella di un aereo di linea Boeing 737. Secondo le stime di Forbes, ogni drone Triton e’ costato all’amministrazione Usa circa 400 milioni di dollari. Si apre uno spiraglio diplomatico in Medio Oriente, ma i combattimenti non accennano a fermarsi. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha confermato che Israele ha accettato di avviare negoziati di pace formali con il Libano a partire da martedì prossimo. L’annuncio è arrivato dopo uno storico primo colloquio telefonico tra Leiter e il suo omologo libanese, avvenuto sotto l’egida del Dipartimento di Stato americano. Nonostante l’apertura al dialogo, la linea di Gerusalemme resta intransigente sul piano militare. Leiter ha chiarito che non ci sarà alcun cessate il fuoco durante le trattative: no a tregue con Hezbollah: Israele considera l’organizzazione il principale ostacolo alla pace e intende continuare la lotta armata finché persisteranno gli attacchi. Negoziati separati: La disponibilità a discutere con il governo di Beirut non si estende a concessioni verso le milizie sul campo. Il percorso verso l’incontro di martedì è però in salita. Da un lato, gli Stati Uniti stanno esercitando forti pressioni su Israele affinché interrompa le operazioni belliche prima del summit pubblico. Dall’altro, il Libano ha posto il cessate il fuoco come condizione preliminare indispensabile per lo svolgimento dell’incontro.

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