venerdì, Aprile 17, 2026

Tregua di 10 giorni tra Israele e Libano, l’annuncio di Trump “Iran pronto a consegnare l’uranio

Il presidente Donald Trump ha dichiarato alla Casa Bianca che l’Iran è pronto a consegnare la propria “polvere nucleare” e a sospendere l’arricchimento dell’uranio per un periodo indefinito. Secondo il presidente, Teheran avrebbe accettato di cedere il materiale nucleare stoccato nel sottosuolo a seguito dei recenti raid condotti dai bombardieri B-2; il riferimento riguarderebbe i circa 450 kg di uranio arricchito in possesso della Repubblica Islamica. Trump si è detto ottimista sulla conclusione di un “buon accordo” che escluda la presenza di armi nucleari senza limiti temporali, andando oltre la precedente richiesta statunitense di una moratoria di 20 anni. Nuovi negoziati in presenza tra le parti sono previsti probabilmente per questo fine settimana. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, spera in un’estensione della tregua tra Stati Uniti e Iran, la cui scadenza è prevista per martedì prossimo. Attraverso il suo portavoce, il capo dell’Onu ha espresso il forte auspicio che i negoziati portino a un prolungamento del cessate il fuoco, pur dichiarando che l’organizzazione è pronta a gestire qualsiasi tipo di scenario. “Ci speriamo molto”, ha ribadito il portavoce commentando l’importanza di mantenere la stabilità nell’area. L’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha espresso un “cauto ottimismo” riguardo ai negoziati in corso con gli Stati Uniti, pur ribadendo la profonda sfiducia di Teheran verso Washington. Intervenendo all’Assemblea Generale, l’inviato ha dichiarato che la Repubblica Islamica sta partecipando ai colloqui in buona fede, sostenendo gli sforzi diplomatici di paesi come Cina, Russia, Turchia e Arabia Saudita per porre fine al conflitto attuale. Secondo Iravani, un risultato significativo sarà possibile solo se gli Stati Uniti adotteranno un approccio razionale e rinunceranno a richieste incompatibili con il diritto internazionale. Con un margine strettissimo di 214 voti contrari e 213 favorevoli, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bocciato la risoluzione che mirava a imporre al presidente Trump il ritiro delle forze armate dal conflitto con l’Iran. Il provvedimento richiedeva un’esplicita autorizzazione del Congresso per il proseguimento delle operazioni militari, ma l’opposizione compatta dei Repubblicani ha impedito il raggiungimento della maggioranza necessaria. Il fallimento del voto alla Camera segue di poche ore un analogo esito negativo registrato al Senato, confermando il solido sostegno della coalizione di governo alla strategia della Casa Bianca. Questo nuovo stallo legislativo segna l’ultimo di una serie di tentativi promossi dai Democratici per limitare i poteri di guerra presidenziali in un contesto di crescente tensione internazionale. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha comunicato, tramite una nota pubblicata su X, che quattordici imbarcazioni sono state costrette a invertire la rotta in seguito all’intervento delle forze americane impegnate nel monitoraggio dello Stretto di Hormuz. L’operazione rientra nel quadro del blocco navale volto a impedire il transito di navi da e verso i porti iraniani. Il Comando Centrale ha sottolineato che i militari statunitensi restano vigili e pronti a intervenire con determinazione per garantire l’attuazione delle restrizioni, mantenendo un elevato livello di prontezza operativa in tutta l’area strategica dello stretto. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso la disponibilità della Germania a contribuire alla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, subordinando tuttavia l’impegno militare a precise condizioni giuridiche e internazionali. In vista del vertice di Parigi, Merz ha chiarito che un eventuale intervento richiederebbe un mandato delle Nazioni Unite, oltre al necessario passaggio parlamentare presso il Bundestag e a una formale risoluzione governativa. Pur precisando che l’iter burocratico è ancora nelle fasi iniziali, il cancelliere ha confermato che l’incontro nella capitale francese servirà a valutare anche il possibile coordinamento con le forze statunitensi in seguito a un eventuale cessate il fuoco tra Washington, Tel Aviv e Teheran. Secondo fonti interne all’esecutivo, il contributo tedesco potrebbe tradursi nell’impiego di navi sminatrici o unità da ricognizione, supportate logisticamente dalla base navale situata a Gibuti, nell’Africa orientale. Il leader del gruppo yemenita Abdul Malik al-Houthi ha duramente attaccato la posizione degli Stati Uniti nelle trattative in corso con Teheran, definendo le condizioni poste da Washington inaccettabili per qualunque nazione indipendente. In un videomessaggio, al-Houthi ha interpretato l’attuale cessate il fuoco, in vigore da due settimane, come una diretta conseguenza dei fallimenti strategici di Stati Uniti e Israele nel conseguire i propri obiettivi bellici contro l’Iran. Pur riconoscendo che un eventuale successo dei negoziati potrebbe portare a un periodo di stabilità duratura o alla cessazione delle ostilità, il leader yemenita ha accusato il governo statunitense di aver avviato il dialogo con un atteggiamento improntato all’arroganza e all’orgoglio, avanzando pretese che minerebbero la sovranità delle parti coinvolte.

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