venerdì, Aprile 17, 2026

Vertice di Parigi dei ‘volenterosi’, la premier Meloni: “Riaprire Hormuz è essenziale per risolvere il conflitto. Italia pronta a fare la sua parte”

“Riaprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni alla stampa al termine della Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, all’Eliseo. “Questo vertice mostra che l’Ue può fare la sua parte”, ha detto la premier italiana. “L’Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta”. E ha aggiunto: “La libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per l’Italia, per l’Europa, per la comunità internazionale nel suo complesso. Si tratta di affermare un principio cardine del diritto internazionale, un principio che vale per Hormuz e chiaramente per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendano le catene di approvvigionamento mondiale. Ma si tratta ovviamente di una questione di enorme rilevanza economica”. “Dallo Stretto di Hormuz, come si sa, transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido, ma non solo. Si citano spesso i fertilizzanti, altra questione fondamentale da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti più fragili”. Creare una forza multinazionale per garantire ai mercantili la “piena fiducia” di cui necessitano per operare nello Stretto, al centro del vertice dei volenterosi a Parigi. Secondo fonti dell’Eliseo prevista anche la protezione da attacchi aerei e mine subacquee. La soluzione che proporranno i leader si baserà su due pilastri fondamentali: lo sminamento di Hormuz, da garantire con l’eventuale invio di dragamine, e rifiuto del pedaggio imposto dall’Iran alla navigazione, al fine di ricostituire lo status quo in vigore prima dello scoppio della guerra. La missione, che opererà in funzione “strettamente difensiva”, come ribadiscono dall’Eliseo, lavorerà dunque sulla falsariga della missione Ue Aspides attiva nel Mar Rosso, facendo “il miglior uso possibile dei mezzi” che verranno impiegati “nel momento in cui avremo chiarezza sul ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz”. Come spiegato da Parigi, l’obiettivo dei lavori è quello di delineare una “terza via” tra la ripresa della guerra e la politica di “massima pressione” adottata da Donald Trump nei confronti dell’Iran prima dello scoppio del conflitto. Tutto questo in concerto con una “massa critica” di Paesi asiatici, mediorientali e persino latinoamericani impegnati nel mantenimento del diritto internazionale. Per via della loro posizione geografica, i Paesi del Golfo avranno un ruolo “eminente”. Non è chiaro se parteciperà la Cina, che ha stretti rapporti con Teheran, ma Pechino sarebbe “molto benvenuta”, come qualsiasi altro Paese che volesse partecipare. “La libertà della navigazione è qualcosa che noi abbiamo sempre supportato. Quanto è accaduto nello Stretto di Hormuz finora è stato inaccettabile”. Lo ha detto la commissaria Ue al Mediterraneo Dubravka Suica, rispondendo nel corso di una conferenza stampa, ad una domanda sulla riapertura di Hormuz annunciata da Teheran. “Le vie di acqua sono da considerare dei beni pubblici, di tutto, e non ci possono essere pedaggi o restrizioni”, ha aggiunto. L’Europa potrebbe avere a disposizione carburante per aerei per sole sei settimane, con gravi conseguenze per l’economia del continente: è l’allarme lanciato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia.
“Diversi paesi europei potrebbero iniziare a trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei nelle prossime 6 settimane, a seconda di quanto riusciranno a importare dai mercati internazionali per compensare la perdita di forniture provenienti dal Medio Oriente, che in precedenza rappresentavano il 75% delle importazioni nette di carburante per aerei in Europa”, ha dichiarato l’Aie a Cnbc.
In precedenza, il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, aveva affermato in un’intervista all’Associated Press che il blocco dello Stretto di Hormuz avrebbe provocato “la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato”, aggiungendo che l’impatto economico più ampio comprende “prezzi della benzina più alti, prezzi del gas più alti, prezzi dell’elettricità più alti”, con alcune parti del mondo “colpite più duramente di altre”.

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