lunedì, Aprile 20, 2026

Gli Usa abbordano una nave iraniana. Teheran: “Reagiremo presto”. Trump: “Intesa o vi distruggiamo”

 

Le forze statunitensi operanti nel Mar Arabico hanno applicato misure di blocco navale nei confronti di una nave da carico battente bandiera iraniana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano”. È quanto scrive il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) in un un post sul social X, pubblicando anche il video dell’operazione.  “Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance (DDG 111) ha intercettato la M/V Touska mentre attraversava il Mar Arabico settentrionale a una velocità di 17 nodi, diretta a Bandar Abbas, in Iran. Le forze americane hanno emesso diversi avvertimenti e hanno informato la nave battente bandiera iraniana che stava violando il blocco statunitense”, si legge nel post, “dopo che l’equipaggio della Touska non ha ottemperato ai ripetuti avvertimenti per un periodo di sei ore, la Spruance ha ordinato alla nave di evacuare la sala macchine. La Spruance ha messo fuori uso la propulsione della Touska sparando diversi colpi dal cannone MK 45 da 5 pollici del cacciatorpediniere contro la sala macchine della Touska. I marines statunitensi della 31ª Unità di spedizione dei marines hanno successivamente abbordato la nave inadempiente, che rimane sotto la custodia degli Stati Uniti”. Un nuovo round negoziale tra Usa e Iran con la mediazione del Pakistan potrebbe iniziare martedì a Islamabad, mentre lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso e si avvicina la scadenza del cessate il fuoco di due settimane. La delegazione americana, ha annunciato Donald Trump, arriverà nella serata di domani nella capitale del Pakistan per ulteriori negoziati sulla fine della guerra. A guidare il team di Washington sarà di nuovo il vicepresidente JD Vance, accompagnato dai principali collaboratori di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Trump ha ribadito la minaccia di “neutralizzare” le centrali elettriche e i ponti iraniani se Teheran non dovesse accettare un accordo: “Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole e spero che lo accettino. Se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”, ha scritto il presidente Usa su Truth. Teheran non conferma la sua partecipazione al nuovo giro di colloqui, anzi lascia trapelare tramite l’agenzia di stampa Tasnim vicina ai Pasadaran, che non accetterà di sedersi al tavolo finchè permarrà il blocco statunitense sullo stretto di Hormuz. Una mossa probabilmente tattica. Resta il fatto che il passaggio a Hormuz rimane uno dei nodi piu’ delicati della trattativa. Teheran e Washington si accusano a vicenda di avere chiuso lo stretto in violazione dell’accordo di cessate il fuoco e la via navigabile del Golfo Persico, fondamentale per l’approvvigionamento globale, oggi è a tutti gli effetti bloccata. La situazione di stallo a Hormuz potrebbe essere un possibile fattore scatenante per un nuovo conflitto, qualora i negoziati fallissero. Le forze iraniane impediscono di fatto il passaggio delle navi, mentre la Marina statunitense continua a bloccare i porti iraniani nel tentativo di fare pressione sulla leadership iraniana affinche’ accetti le condizioni americane per una pace duratura. L’Iran promette di “rispondere presto” al sequestro da parte degli USA di una nave cargo iraniana che di rotorno dalla Cina stava tentando di passare nel Golfo dell’Oman.
“Le forze armate della Repubblica Islamica d’Iran reagiranno presto e adotteranno le misure di ritorsione contro quest’atto di pirateria armata e contro i militari americani”, scrive su Telegram il portavoce dello Stato maggiore di Teheran accusando gli USA di aver “violato il cessate il fuoco”. Nella stessa dichiarazione, si dice che le forze armate iraniane hanno già attaccato “alcune navi americane” con dei droni. L’Iran sta ridimensionando le aspettative rispetto ad un nuovo round negoziale a Islamabad esembra sospettare che le dichiarazioni di Donald Trump su un possibile accordo possano essere una copertura per un attacco a sorpresa da parte degli Stati Uniti. Lo scrive Axios. Fino al pomeriggio gli iraniani non avevano ancora confermato l’invio di negoziatori a Islamabad, e diversi funzionari iraniani hanno sollevato l’ipotesi che la vera intenzione di Trump possa essere quella di riprendere la guerra. L’agenzia di stampa statale iraniana Irna ha negato che fossero previsti colloqui e ha affermato che le “richieste irragionevoli e irrealistiche, i frequenti cambi di posizione, le continue contraddizioni” e il blocco in corso dell’amministrazione Trump “non lasciano alcuna chiara prospettiva di negoziati fruttuosi”. Non è chiaro, aggiunge Axios, quando esattamente dovrebbero iniziare i colloqui, né quando Vance dovrebbe lasciare Washington. Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, afferma che le posizioni dell’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti sono strettamente guidate dall’interesse e dalla sicurezza nazionale. Lo riporta Al Jazeera. Interrogato sulla possibilità che Teheran partecipi ai colloqui di Islamabad, Azizi ha affermato che “l’Iran agisce in base agli interessi nazionali” e farà tutto il necessario per “garantire gli interessi e la sicurezza del Paese”. Ha poi inquadrato la partecipazione ai colloqui come un’estensione degli sforzi del paese sul campo di battaglia. “Consideriamo i negoziati in corso come la continuazione del campo di battaglia, e non vediamo altro che il campo di battaglia in questa situazione”, ha affermato. Se si otterranno risultati che confermino quelli del campo di battaglia, allora anche l’arena negoziale sarà un’opportunità per noi. Ma non se gli americani intendono trasformarla in un campo di pretese eccessive, basate sul loro approccio intimidatorio”. I dati della società di analisi marittima Kpler mostrano che più di 20 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz il 18 aprile, segnando il numero più alto di navi che hanno solcato le acque da quando è iniziata la guerra contro l’Iran il 1° marzo.
Delle navi che hanno transitato con successo sabato, cinque avevano recentemente caricato merci iraniane costituite da metalli e vari prodotti petroliferi. Secondo i dati, questo gruppo comprendeva tre navi metaniere (per il trasporto di gas di petrolio liquefatto), due delle quali destinate alla Cina e all’India. Tra le altre navi partite c’erano quelle che trasportavano prodotti provenienti dal Bahrein, dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita.

 

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