Ad Ardea entra nel vivo una nuova fase di regolamentazione della pesca dei molluschi bivalvi, con particolare riferimento alla vongola, al centro di un’ordinanza che intreccia motivazioni ambientali ed esigenze economiche del settore. Alla base del provvedimento vi sono il piano di gestione annuale e il parere del CIRSPE del 12 marzo 2026, che ha raccomandato lo stop temporaneo alla pesca della specie. Una decisione maturata nell’ottica di garantire la sostenibilità delle risorse marine e la sicurezza alimentare, sempre più al centro delle politiche di tutela del comparto ittico. Secondo gli esperti, una pressione eccessiva sulle specie maggiormente pescate rischia di comprometterne la capacità di rigenerazione, con conseguenze dirette sulla loro presenza nei mari. Il fermo tecnico si inserisce quindi in una strategia di lungo periodo volta a favorire il ricambio naturale e a preservare la produttività degli ecosistemi marini. Fondamentale, in questo contesto, il rispetto del calendario dei divieti da parte dei pescatori professionali e degli appassionati di pesca sportiva. Il Consorzio per la Gestione della pesca dei Molluschi bivalvi (CO.GE.MO.) di Roma ha richiamato con forza l’attenzione sul rispetto delle regole, sottolineando non solo l’importanza di evitare sanzioni, ma anche il valore della collaborazione nella salvaguardia delle risorse locali. Le marinerie di Pomezia e Ardea saranno chiamate ad adattare tempi e modalità delle proprie attività. Nel breve periodo, il settore potrebbe registrare un impatto economico legato alla sospensione della pesca della vongola, con ripercussioni sull’indotto legato alla filiera del mare. Per i cittadini, le conseguenze saranno meno immediate, ma il provvedimento rappresenta comunque un cambiamento significativo nella gestione delle risorse ittiche locali. L’attenzione crescente verso la salute del mare e la qualità delle acque viene infatti indicata come uno degli obiettivi principali dell’ordinanza. In sostanza, la logica alla base della misura è chiara: fermarsi oggi per non compromettere il futuro del mare e della sua capacità produttiva.






