sabato, Aprile 25, 2026

Caso Garlasco, la mossa dei pm di Pavia: verso la revisione del processo a Stasi

Colpi di scena uno dopo l’altro ieri, con la procura di Pavia – che indaga a spron battuto – che sembra scoprire ora le carte della sua inchiesta dopo mesi di indiscrezioni, false piste, e suggestioni mediatiche. Ora i Pm si muovono per la revisione del processo che aveva portato a condannare come responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi l’allora fidanzato, Alberto Stasi, ritenendo vada corretto un presunto errore giudiziario e riabilitata una persona che sta finendo di espiare 16 anni di carcere. Adesso è iniziato una sorta di conto alla rovescia, quello che scandirà l’istante in cui i giudici scopriranno le carte dell’indagine, finora rimaste – come d’obbligo – segrete. Il bivio si avvicina. Un crinale, dopo il quale, tutto – potrebbe, il condizionale è d’obbligo quando si parla del caso Garlasco – non essere più come prima. È il quadro-shock quello che si delinea dopo l’incontro di ieri tra procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, la sua vice e avvocato generale, Lucilla Tontodonati, e il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone. Il quale da oltre un anno, assieme all’aggiunto Stefano Civardi e alle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, sta lavorando alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Su input dei difensori di Stasi era stata disposta una nuova consulenza tecnica relativa al Dna isolato sulle unghie della vittima per poi ottenere, più di un anno fa, la riapertura dell’inchiesta con una imputazione abbastanza singolare: Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara in concorso con il condannato Stasi e con altri. Ma si trattava di un escamotage, a detta di tanti esperti, per procedere con gli accertamenti delegati ai carabinieri e alla fine approdare a qualcosa che è più di una ipotesi. Sarebbe emerso uno scenario ben diverso da quello restituito dalla sentenza passata in giudicato nel 2015: la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco non c’era Stasi ma Sempio con altri complici. Complici che poi, con ulteriori verifiche, sono stati ‘sbianchettati’ lasciando come unico responsabile l’amico del fratello di Chiara. Ora però, come hanno riferito i tecnici della materia, prima di andare avanti con una richiesta di rinvio a giudizio e forse prima anche di notificare l’avviso di conclusione dell’indagine, ci si deve confrontare con una questione che a dire il vero avrebbe dovuto essere sciolta fin dall’inizio: la necessità di un processo di revisione per Stasi, in modo che il suo nome scompaia dalle incolpazioni. Una questione di cui solo ora, e con una messe di atti e di documenti per sostenere l’ipotesi ‘alternativa’ a quella finora passata in giudicato, si investe la procura Generale e chi la guida. “Nelle prossime settimane riceveremo una informativa su quello che è stato fatto dalla procura di Pavia – ha spiegalo la dottoressa Nanni, aggiungendo che ovviamente la prima cosa da fare sarà studiare le carte. “Non sarà uno studio né veloce né facile” ma un’analisi attenta, anche per valutare “se chiedere ulteriori atti”. Dopo di che, probabilmente tra qualche mese, si deciderà “se eventualmente proporre una richiesta di revisione. Qualora ci fossero gli estremi, la proposta di revisione dovrà passare attraverso i giudici d’appello e poi della Cassazione. Non sarà quindi una procedura lampo. Al contrario potrebbe creare una sorta di imbuto e frenare il procedimento a carico di Sempio. Che, sul fronte delle investigazioni, è giunto al traguardo: è atteso il deposito dell’informativa finale dei carabinieri nella quale sarebbero contenuti interrogatori, audizioni, risultati di analisi di impronte e di tutto il materiale repertato, e l’esito di consulenze, come quella recente sulle tracce biologiche isolate sui pedali della bicicletta di Alberto e quella medico legale che ha spostato in avanti l’ora del delitto.

 

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