mercoledì, Aprile 29, 2026

Zelensky: “Siamo pronti a esportare le armi ucraine”

Secondo il presidente ucraino Zelensky, l’Ucraina sta avviando l’esportazione di armi e ha già concordato tutti i dettagli a livello delle istituzioni dello Stato. “Attualmente, la nostra competenza in materia di sicurezza e le nostre armi, collaudate nella guerra moderna, sono di interesse per tutti i partner in grado di garantire un reale livello di protezione per il proprio Stato e per la vita dei propri cittadini”. Zelensky ha sottolineato che ai partner che sostengono l’Ucraina è stato offerto un formato speciale di cooperazione, denominato “drone deals”. Si tratta di accordi specifici sulla produzione e la fornitura di armi. “L’algoritmo è assolutamente chiaro: a livello interstatale, sulla base del principio di reciprocità, definiamo il quadro per la cooperazione in materia di sicurezza attraverso l’apposito accordo. Il processo prosegue poi a livello delle istituzioni dello Stato e dei produttori”. “In Ucraina la capacità produttiva in eccesso per alcune tipologie di armi raggiunge il 50%, e questo è il risultato diretto dei nostri investimenti dello Stato nell’industria della difesa ucraina e della nostra cooperazione con i partner”, ha osservato il presidente. Allo stesso tempo, Zelensky ha sottolineato che la fornitura di armi ucraine ad alcuni Paesi è impossibile a causa della loro cooperazione con la Russia. “Questa è una sfida seria: impedire che le nostre tecnologie e le nostre armi cadano nelle mani dei russi”, ha ribadito. Saranno esportate solo le armi in eccedenza, ovvero quelle prodotte oltre gli ordini dello Stato per la difesa. Il capo dell’ufficio presidenziale, Kyrylo Budanov, aveva precedentemente affermato che l’Ucraina non sta aprendo la libera vendita di armi, poiché il paese è ancora in guerra e ha ancora bisogno di armi. Ha inoltre evidenziato il rischio di perdita di tecnologia e la possibilità che sistemi avanzati cadano in mani nemiche. Diplomazia e Politica: Re Carlo III, parlando al Congresso USA, ha chiesto un sostegno “incrollabile” per la difesa dell’Ucraina. Nel frattempo, l’ambasciatrice USA a Kiev, Julie Davis, ha annunciato le dimissioni per divergenze con Donald Trump. In Europa, la Moldavia accelera per l’ingresso nell’UE nel 2030 come “strategia di sopravvivenza”. Scambi di prigionieri: Si è concluso uno scambio “cinque per cinque” tra Polonia e Bielorussia; tra i liberati c’è il giornalista Andrzej Poczobut (Premio Sakharov). Parallelamente, la Corte d’Appello di Milano ha negato l’estradizione di un dissidente bielorusso verso la Russia per rischio di trattamenti inumani.Operazioni Militari: Le forze ucraine hanno colpito un deposito di missili Iskander in Crimea. Kiev registra un record di 33.000 droni russi  abbattuti a marzo e ha triplicato la portata dei propri attacchi in profondità (fino a 1.750 km). Mosca rivendica avanzamenti nelle regioni di Donetsk e Kharkiv. Crisi del Grano e Raffinerie: Tensione tra Kiev e Israele per l’attracco ad Haifa di navi cariche di grano ucraino “rubato” dai russi. Sul fronte energetico, Putin ammette il rischio di disastro ambientale a Tuapse dopo i ripetuti attacchi ucraini alle raffinerie, accusando Kiev di voler destabilizzare i mercati mondiali. La Russia si starebbe preparando a reclutare almeno 18.500 cittadini stranieri nelle proprie forze armate entro il 2026. Lo ha riferito il 28 aprile l’intelligence militare ucraina (Hur), secondo cui Mosca continua a fare affidamento su combattenti provenienti dall’estero sin dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 2022. Lo riporta il Kyiv Independent. Secondo Kiev, il Cremlino avrebbe attratto reclute soprattutto da Paesi in via di sviluppo, offrendo stipendi elevati, benefit e la cittadinanza russa, ma sarebbero stati documentati anche casi di coercizione e pressioni indebite. L’intelligence ucraina indica che i principali bacini di reclutamento restano i Paesi dell’Asia centrale – tra cui Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan – mentre sarebbe in aumento anche il coinvolgimento di cittadini provenienti da Asia e Africa, inclusi Bangladesh, Ciad, Sudan e Burundi. Mosca avrebbe fissato obiettivi specifici per i reclutatori, puntando a una quota di combattenti stranieri compresa tra lo 0,5% e il 3,5% del personale dispiegato nelle diverse aree del fronte. Secondo il Centro di coordinamento ucraino per il trattamento dei prigionieri di guerra, al 30 marzo sono stati identificati 27.407 cittadini stranieri impegnati a fianco della Russia, rispetto agli oltre 18.000 registrati a novembre, provenienti da almeno 135 Paesi. Quasi la metà delle reclute straniere proverrebbe dall’Asia, ma sarebbero stati individuati combattenti anche in Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia. Tra i principali contributori resta la Corea del Nord, che in precedenza ha schierato circa 12.000 soldati a sostegno delle operazioni russe, in particolare nell’oblast di Kursk. L’ambasciatrice americana facente funzione in Ucraina lascerà Kiev nelle prossime settimane. Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti. Julies Davis, che da maggio ricopre il ruolo di incaricata d’affari ad interim presso l’ambasciata americana a Kiev, sarebbe frustrata dal proprio incarico a causa delle divergenze con Donald Trump in merito al suo sostegno all’Ucraina. La sua uscita segue quella del suo predecessore, che ha lasciato per motivi analoghi. Davis ha notificato al Dipartimento di Stato la sua uscita nel giro di qualche settimana, con la quale mette fine alla sua carriera diplomatica durata 30 anni. L’ambasciata americana a Kiev ha incontrato difficoltà a mantenere gli ambasciatori assegnati sia nel primo sia nel secondo mandato di Trump. Nel 2019 richiamò Marie Yovanovitch definendola “sleale”. Yovanovitch è stata una figura chiave nelle audizioni in Congresso per il primo impeachment di Trump. L’ambasciatrice in Ucraina Bridget Brink ha lasciato invece lo scorso anno in protesta contro la pressione della Casa Bianca su Kiev mentre Mosca era risparmiata dalle critiche. Brink è ora candidata al Congresso per i democratici in Michigan. Davis è una diplomatica di carriera e prima dell’incarico a Kiev, era stata a Cipro e in Bielorussia.

 

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