
Questa sera Limbadi renderà omaggio a uno dei suoi figli più celebri. L’Amministrazione comunale conferirà la cittadinanza onoraria a Rino Barillari, 81 anni, il fotoreporter che ha trasformato la sua macchina fotografica in un archivio vivente della storia italiana e internazionale. «Non potevamo non riconoscergli la massima onorificenza che un Comune può assegnare», spiega il sindaco Pantaleone Mercuri. «È nato qui, ma da sessant’anni è cittadino del mondo. Eppure, ovunque sia andato, ha portato con sé il racconto della sua infanzia a Limbadi». Barillari, nato l’8 febbraio 1945, vive a Roma dall’adolescenza. Giornalista pubblicista dal 1987, consigliere nazionale Figec, è considerato un testimone unico del Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo. Le sue immagini hanno contribuito a costruire l’immaginario globale della Capitale, tra star del cinema, politica, cronaca e costume. «Rino è una leggenda vivente», afferma il giornalista Pantaleone Sergi, storico inviato di Repubblica ed ex sindaco del paese. «Genio e sregolatezza, poesia e tormento: non potevamo non pensare a lui come cittadino onorario». Nonostante la fama internazionale, Barillari conserva un legame profondo con il suo paese natale. «Quando torno a Limbadi mi trattano come un divo», racconta. «È un paese meraviglioso». E l’emozione per il riconoscimento è palpabile: «È il premio più bello che potessi ricevere alla mia età. Vorrei che il mio grazie arrivasse davvero a tutti». Il fotoreporter ripercorrerà anche la sua storia personale, che sembra uscita da un film. «La mia infanzia assomiglia a Nuovo Cinema Paradiso», confida. «Passavo le giornate nella cabina di proiezione del cinematografo del paese, aiutando mio zio a cambiare le bobine». Poi l’arrivo a Roma, a quattordici anni, senza soldi né valigia: «Dormivo a Villa Borghese, raccoglievo le monete nella Fontana di Trevi. Ho fatto sacrifici enormi, ero come un immigrato clandestino». Da quella vita difficile nacque però il “King”. Il soprannome glielo diede un collega straniero quando aveva appena 18 anni; Federico Fellini lo chiamava affettuosamente “Kinghino”. E la sua carriera lo ha portato a fotografare Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Woody Allen, Claudia Schiffer, George Clooney, Bruce Willis e molti altri. Ma anche la storia più drammatica del Paese: dal caso Moro al sequestro Getty, dall’attentato al Papa all’omicidio Pasolini. Un percorso costellato di rischi: 162 ricoveri, 11 costole rotte, una coltellata, decine di macchine fotografiche distrutte. «Rino è tutti noi», sottolinea Carlo Parisi, direttore di Giornalisti Italia e segretario generale Figec. «È la storia del giornalismo italiano, la nostra icona più riconosciuta». Questa sera, a Limbadi, quella storia tornerà simbolicamente a casa.
(Fonte Giornalistiitalia.it)







