lunedì, Maggio 18, 2026

Cnn: Cuba sull’orlo di un’invasione, la gente si prepara. Acquistati 300 droni per colpire gli Usa

“Icubani si preparano all’invasione, mentre gli Stati Uniti intensificano le tensioni con l’isola, da tempo sofferente”: questo il titolo di apertura della Cnn, con un articolo che ricostruisce lo scenario attuale di un “attacco imminente” degli Usa e mette insieme gli indizi di tale operazione militare alle porte. “I cubani convivono da così tanto tempo con la minaccia di un intervento militare statunitense che la cosa è diventata una sorta di macabra battuta. Cuando vienen los americanos, Quando arrivano gli americani, è l’espressione che i cubani usano, con il loro caratteristico umorismo nero, per dire che un problema di lunga data, e ce ne sono innumerevoli sull’isola, un giorno verrà risolto” riferisce l’analisi a firma di Patrick Oppmann. In effetti, la visita del direttore della Cia John Ratcliffe, all’Avana questa settimana, “a bordo di un aereo tutt’altro che clandestino, su cui campeggiava la scritta Stati Uniti d’America, è stata profondamente scioccante per molti cubani e rappresenta il segnale più evidente, finora, che le tensioni stanno raggiungendo un punto critico” riporta Cnn, mentre i cubani si starebbero preparando alla “battaglia”. Secondo l’analisi di Oppmann, i media statali cubani pubblicano immagini di civili che ricevono addestramento militare nell’ambito di quella che Fidel Castro aveva immaginato come la “guerra dell’intera popolazione”, in cui i cubani, armati dal governo, avrebbero combattuto una guerra di logoramento contro gli invasori stranieri. Il piano si basa su una guerriglia in stile vietnamita, piuttosto che su un conflitto tra eserciti. Parallelamente, l’Avana ha acquistato oltre 300 droni militari e ha iniziato a discutere piani per possibili attacchi a obbiettivi statunitensi, come la base di Guantanamo Bay, navi militari o addirittura Key West, in Florida. A scriverlo è il sito Axios, che cita fonti dei servizi segreti americani. Le informazioni raccolte dall’intelligence, soprattutto dopo la visita di militari iraniani all’Avana, potrebbero essere usate come pretesto per un’azione militare, ha spiegato un alto funzionario di Washington. “Si tratta di una minaccia crescente” ha assicurato la fonte. “Pensare che quelle tecnologie (i droni, ndr) siano così vicine e che vi sia una serie di attori cattivi – dai gruppi terroristici ai cartelli della droga agli iraniani ai russi – crea preoccupazione” ha aggiunto il funzionario. Preoccupazione che il direttore della Cia Ratcliffe ha messo bene in chiaro nella sua visita di giovedì scorso, così come il monito al governo di non aprire le ostilità. “Li ha anche esortati a rottamare il loro governo totalitario per porre fine alle paralizzanti sanzioni statunitensi”, ha detto un funzionario della Cia ad Axios. In realtà, ha chiarito il sito, Washington non ritiene che Cuba “sia una minaccia imminente o che stia attivamente pianificando di attaccare interessi americani”. Tuttavia, sono stati discussi “piani per una guerra con droni nel caso in cui un conflitto scoppiasse”. E anche se l’Avana non ha certo la forza di chiudere lo stretto della Florida, come l’Iran ha fatto con Hormuz, resta il fatto che l’isola dista in linea d’aria dalle coste statunitensi appena 150 chilometri. Intanto, le condizioni sull’isola peggiorano e le interruzioni di corrente si protraggono per tutto il giorno. La popolazione è agonizzante e alcuni cubani affermano che, almeno, un conflitto porrebbe fine alle loro prolungate sofferenze. Gli ospedali statali sono ora privi di molti medicinali di base, i cubani lamentano che il cibo marcisce nei frigoriferi durante i lunghi blackout e che i rifiuti non raccolti si accumulano in quasi tutti i quartieri dell’isola. Il blocco petrolifero di Washington ha prosciugato le ultime riserve, come dichiarato questa settimana dal ministro dell’Energia. Nuove sanzioni contro le aziende che intrattengono rapporti commerciali con Cuba stanno bloccando la maggior parte delle spedizioni marittime verso l’isola, portando a un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari e della fame.

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