Dopo quasi mezzo secolo trascorso nello stesso appartamento di edilizia residenziale pubblica, una donna residente ad Anzio dovrà lasciare l’alloggio che ha occupato per oltre 46 anni per consentire all’amministrazione comunale di destinare l’immobile a un nuovo progetto sociale rivolto a persone fragili e senza fissa dimora. A stabilirlo è stato il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha respinto il ricorso presentato dall’inquilina contro il provvedimento adottato dal Comune, ritenendo legittima la decisione dell’amministrazione e confermando la validità dell’intervento previsto sull’edificio. Al centro della vicenda vi è una residente storica della città, subentrata nel contratto di assegnazione dopo la morte del marito, originario titolare dell’alloggio popolare, che per decenni ha vissuto nello stesso appartamento costruendo lì la propria quotidianità e i propri legami. Nel marzo del 2026 il Comune aveva disposto il trasferimento della donna in un altro appartamento di edilizia residenziale pubblica situato nella stessa strada e a poca distanza dalla precedente abitazione, prevedendo inoltre che tutte le spese legate al trasloco e alle volture delle utenze fossero sostenute integralmente dall’ente. Nella decisione i giudici amministrativi hanno evidenziato come il nuovo alloggio assegnato risulti completamente ristrutturato e presenti caratteristiche tali da garantire una sistemazione adeguata, sottolineando inoltre che il trasferimento avviene senza costi aggiuntivi per l’interessata. La scelta dell’amministrazione si inserisce in un più ampio progetto di riconversione dell’immobile destinato a finalità sociali e assistenziali, con l’obiettivo di realizzare una struttura dedicata all’accoglienza di persone in condizioni di fragilità e prive di una stabile sistemazione abitativa. Una decisione che chiude, almeno sul piano giudiziario, una vicenda delicata nella quale si sono intrecciate esigenze personali, diritti abitativi e nuove strategie di intervento sociale sul territorio.







