Sono almeno 131 i decessi segnalati a causa dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, con oltre 513 casi sospetti. Lo scrive la Bbc citando le autorità locali. Un portavoce del governo della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato che i casi vengono ora segnalati in un’area più ampia. Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, si registrano anche due casi confermati e un decesso in Uganda. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia dell’attuale ceppo di Ebola, causata dal virus Bundibugyo, un’emergenza internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) convocherà oggi il suo comitato di emergenza per valutare l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, che ha causato 131 morti e 513 casi sospetti. “Una riunione del comitato di emergenza è prevista per oggi pomeriggio”, ha dichiarato un portavoce dell’Oms all’Afp. Domenica, il direttore generale dell’organizzazione ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è detto oggi “profondamente preoccupato per la portata e la velocità dell’epidemia” dell’Ebola nella Repubblica democratica del Congo e in Uganda, spiegando così la sua decisione di dichiararla “un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” prima di aver convocato un comitato di emergenza. “Non l’ho fatto a cuor leggero – ha detto oggi nel suo intervento al secondo giorno di lavori della riunione annuale degli Stati membri dell’Oms – l’ho fatto in conformità con l’articolo 12 del Regolamento sanitario internazionale, dopo aver consultato i ministri della Sanità di entrambi i Paesi, e perché sono profondamente preoccupato per la portata e la velocità dell’epidemia. Convocheremo oggi il Comitato di Emergenza per ricevere consigli su raccomandazioni temporanee”. Tedros ha quindi precisato che al momento ci sono 30 casi confermati nella Repubblica democratica del Congo, provenienti dalla provincia nord-orientale Ituri, e due casi nella capitale ugandese Kampala, tra cui un decesso, che provenivano dal vicino Congo. “Anche un cittadino americano è risultato positivo ed è stato trasferito in Germania”, ha aggiunto, riferendo quindi di una collaborazione in corso con i tre paesi. Oltre ad aggiornare il bilancio delle vittime, un portavoce del governo della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato che i casi vengono ora segnalati in un’area più ampia. Anche in Uganda si registrano due casi confermati e un decesso, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti. Mentre questa letale epidemia di Ebola continua a diffondersi, il governo congolese ha cercato di rassicurare la popolazione, affermando che le sue squadre di intervento stanno lavorando intensamente per rintracciare e indagare sui casi sospetti di infezione e che non c’è motivo di farsi prendere dal panico. Tuttavia, con l’identificazione di casi in nuove aree, tra cui Nyakunde nella provincia di Ituri, Butembo nel Nord Kivu e la città di Goma, la preoccupazione è inevitabilmente in aumento. Scatta l’attivazione della sorveglianza sanitaria al personale impiegato nelle zone del focolaio di virus Bundibugyo, variante di Ebola. Lo prevede una circolare del ministero della Salute firmata dal capo del Dipartimento Prevenzione Maria Rosaria Campitiello. “In considerazione delle incertezze sulla grandezza e diffusione geografica di questo evento, della potenziale gravità dell’infezione e della mancanza di terapie o vaccini specifici approvati, nel principio di massima cautela, si ritiene necessario applicare le misure di vigilanza verso il personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato, provenienti da tutti i territori della Rdc e Uganda”. Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola: Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sarà in vigore per i prossimi 30 giorni ed è giustificato con la necessità di “proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus ebola negli Stati Uniti da parte di questi stranieri”. Parallelamente, l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione Africana, ha sottolineato che “l’Africa Cdc riconosce pienamente la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo. La nostra preoccupazione non riguarda l’obiettivo di proteggere le popolazioni, ma l’uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie”. Nella nota ha aggiunto che “l’esperienza dell’Africa Cdc ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative”. L’agenzia sanitaria ha perciò invitato “tutti i Paesi, all’interno dell’Africa e a livello globale, ad astenersi dall’imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. Il mondo deve evitare di ripetere gli errori delle precedenti emergenze sanitarie, in cui misure dettate dalla paura hanno causato gravi danni economici senza fornire benefici proporzionali per la salute pubblica”, ha concluso. “L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma”.







