A Roma oltre 30mila minori vivono in aree di disagio socioeconomico urbano, pari al 7,1% del totale degli 0-17enni residenti in città. È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano” di Save the Children, presentata alla vigilia di “Impossibile 2026”, la biennale dell’infanzia in programma il 21 maggio all’Acquario Romano. Secondo lo studio, nelle 32 aree individuate dall’Istat nella Capitale, il 37,2% delle famiglie vive in condizione di povertà relativa. Un dato che si accompagna a indicatori preoccupanti sul fronte educativo: più di uno studente su dieci delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola o ha ripetuto l’anno scolastico (10,8%), una percentuale quasi doppia rispetto alla media cittadina del 5,3%. Particolarmente critica anche la situazione della dispersione scolastica implicita: il 17,2% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole medie è considerato a rischio, con un valore superiore di 7,7 punti percentuali rispetto alla media del comune. A questo si aggiunge il dato sui giovani tra i 15 e i 29 anni: quasi uno su tre (31%) non studia e non lavora, contro una media cittadina del 20%. Il rapporto evidenzia inoltre come nelle aree più fragili delle grandi città metropolitane si concentri una quota maggiore di popolazione minorile rispetto alla media comunale. Roma si colloca in linea con questa tendenza, con il 15,5% di residenti under 18 nelle aree vulnerabili. Tra queste spiccano la zona di Lunghezza e Colle del Sole, dove la presenza di minori raggiunge livelli particolarmente elevati. Lo studio fotografa così una città segnata da forti disuguaglianze territoriali, in cui le condizioni socioeconomiche incidono direttamente sulle opportunità educative e sul rischio di dispersione scolastica. Un quadro che, secondo gli autori della ricerca, richiede interventi mirati e politiche strutturali capaci di ridurre il divario tra i diversi quartieri della Capitale.







