Caso Garlasco, il match finale è cominciato, quello della difesa di Andrea Sempio, che cerca di smontare una ad una le tesi della Procura di Pavia, sostenendo l’innocenza di Sempio, accusa di omicidio per il delitto di Chiara Poggi. Partite le contro-consulenze degli avvocati, presentate in Procura: i soliloqui – quelli intercettati mentre era alla guida della sua auto, più di un anno fa – “non sono confessioni”, così sostiene il pool di legali. Ed il suo piede non è compatibile, in particolare per larghezza, con l’impronta lasciata dall’assassino di Chiara sulla scena del crimine. Il dato dell’attribuibilità ad Andrea Sempio del dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi “deve essere considerato un elemento fragile, parziale e non individualizzante, non idoneo a fondare una conclusione accusatoria scientificamente robusta”. Lo scrive la genetista Marina Baldi nella consulenza depositata ieri per conto della difesa di Andrea Sempio. “Il dato appare tecnicamente debole poiche’ non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati – spiega -. Inoltre, il dato Y-STR (il cromosoma Y, ndr) non ha valore individualizzante paragonabile a un profilo autosomico completo e deve essere interpretato con prudenza ancora maggiore in presenza di contributi multipli”. L’esperta sottolinea poi “il rilievo decisivo” della “presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su altro dito della vittima”. Ieri è stato il giorno in cui la difesa del 38enne accusato di essere l’autore del delitto di Garlasco, per smontare l’ipotesi della Procura di Pavia, ha depositato le consulenze e una memoria con allegati una serie di audio in modo da contestualizzare i monologhi intercettati. Tutte le consulenze annunciate, eccetto una: quella sulla personalità dell’indagato nei cui confronti lo scorso 7 maggio è stata chiusa l’inchiesta. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo a modello 45, al momento senza ipotesi di reato né indagati, dopo la denuncia di Stefania Cappa nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali di Alberto Stasi, dell’inviato del programma “Le Iene” Alessandro De Giuseppe e dell’ex maresciallo dei carabinieri di Pavia Francesco Marchetto. Querela in cui i legali della cugina di Chiara Poggi, mai indagata nel caso del delitto di Garlasco, hanno ipotizzato nei confronti dei tre, a vario titolo, i reati di “istigazione a delinquere nelle forme della diffamazione e della calunnia e diffamazione aggravata”. Quello che deriva dall’ultima denuncia presentata da una delle gemelle è solo uno dei 79 fascicoli allo stato sul tavolo del pm Antonio Pansa della Procura e scaturiti da denunce e querele non solo delle sorelle Cappa e dei loro familiari, ma anche della famiglia Poggi contro youtuber, giornalisti, blogger e non solo, per reati che vanno dalla diffamazione fino allo stalking. Al momento, gran parte dei fascicoli sono a modello 44, ossia con reati contestati ma senza iscrizioni di nomi.
Tuttavia, ben presto, proprio a seguito delle denunce, saranno formalizzate anche le iscrizioni degli indagati. E anche i fascicoli complessivi potrebbero aumentare di qualche decina. Anche quello sull’ultima denuncia di Stefania Cappa porterà a breve alle iscrizioni, anche dovute e a garanzia dopo la querela, ma saranno gli inquirenti a valutare quali reati contestare ai denunciati. “Sarà la magistratura di Milano – aveva spiegato l’avvocato Antonio Marino, uno dei legali della famiglia Cappa – a certificare o meno la violazione di doveri professionali e/o deontologici da parte di chi ha preso parte, a vario titolo, a questa martellante campagna denigratoria”. Per dimostrare quello che va dicendo da sempre, ovvero che non è stato lui la mattina del 13 agosto 2007 a entrare di soppiatto nella villetta di via Pascoli per uccidere la sorella del suo compagno di scuola e amico, gli esperti nominati da Sempio, come il criminologo Armando Palmegiani, il medico legale Sabino Pelosi e la biologa Marina Baldi, attraverso nuove analisi tecniche hanno confutato la ricostruzione del procuratore aggiunto pavese Stefano Civardi e delle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. Innanzitutto quei soliloqui a cui i pubblici ministeri attribuiscono un valore di rilievo “non hanno alcuna natura confessoria – ha spiegato Liborio Cataliotti, uno dei difensori – . E ciò per tre ordini di motivi”. Il primo: il monologo del 14 aprile 2025 “è accompagnato dall’affermazione rivolta a una sua amica: ‘Qui ci ascoltano, cioè siamo intercettati'”. Il secondo: l’assenza di “elementi di novità rispetto a quello che era il dibattito sui social-forum”. Il terzo: “è proprio al dibattito sui social-forum – ha ribadito Cataliotti – che Andrea attinge per riprodurre dialoghi virtuali, esattamente come gli utenti li rappresentavano per l’appunto sui media”.







