domenica, Giugno 7, 2026

“Dal microbiota alle immagini: leggere la salute per governare il futuro”

I primi mesi di vita, insieme al periodo della gravidanza, non sono solo una fase di crescita accelerata, ma un vero e proprio “cantiere biologico” in cui si gettano le fondamenta della salute a lungo termine. Lo confermano sono i risultati di uno studio scientifico presentati proprio a Roma, in occasione del convegno “Quando il presente lascia traccia. Dal microbiota alle immagini: leggere la salute per governare il futuro”. Un appuntamento giunto alla IV Edizione e che è stato organizzato dalla Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, promosso dalla UOS Disturbi Funzionali Intestinali e Microbiota e che è iniziato con la lettura inaugurale del Presidente della Corte dei Conti Guido Carlino, sul tema della tutela della salute e della sostenibilità del servizio sanitario. La ricerca dimostra come l’allattamento sia un canale preferenziale per il trasferimento di batteri benefici dalla madre al neonato e quanto la dieta materna giochi un ruolo d’oro in questo processo di colonizzazione intestinale.
Lo studio è il frutto della sinergia scientifica nata nella Capitale, che ha visto collaborare la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la Fondazione Comitans e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. I dati, prima di essere discussi a Roma, hanno già riscosso un forte interesse internazionale al Digestive Disease Week di Chicago.
Il punto centrale della ricerca è la conferma di una continuità biologica diretta tra madre e figlio. Il latte materno non è un semplice alimento, per quanto perfetto, ma un elemento vivo e attivo. Attraverso l’allattamento, la madre trasferisce al neonato batteri lattici benefici che vanno a comporre il microbiota del piccolo (la flora intestinale). Questa “firma batterica” precoce ha implicazioni fondamentali per la maturazione del sistema immunitario e lo sviluppo metabolico del bambino.
A spiegare la portata della scoperta è Michele Pier Luca Guarino, responsabile dell’Unità Disturbi Funzionali Intestinali e Microbiota del Policlinico Campus Bio-Medico:
“Questi risultati rafforzano l’ipotesi che il latte materno non sia soltanto una fonte nutrizionale, ma anche un elemento attivo nella definizione del microbiota intestinale nei primi mesi di vita. L’osservazione di specie batteriche comuni tra madre e neonato suggerisce una continuità biologica che apre nuove prospettive anche nello studio dei meccanismi di sviluppo del sistema immunitario”.
Il team di ricercatori ha seguito diverse coppie madre-neonato dal terzo trimestre di gravidanza fino ai sei mesi dopo il parto. Durante questo percorso, le madri hanno ricevuto un supporto mirato di counseling nutrizionale. I dati hanno mostrato due risultati paralleli e strettamente connessi: un netto miglioramento dell’aderenza alla dieta mediterranea da parte delle mamme e, contemporaneamente, un aumento progressivo di batteri lattici protettivi nell’intestino dei neonati. Michele Cicala, direttore della Unità operativa complessa di Gastroenterologia del Policlinico, evidenzia la straordinaria opportunità di prevenzione offerta da questa scoperta: “Uno degli elementi più rilevanti emersi dallo studio riguarda la possibilità di intervenire sulla nutrizione materna, migliorando l’aderenza alla dieta mediterranea. Un risultato che conferma come i primi mille giorni di vita rappresentino una fase decisiva per agire in modo preventivo e personalizzato”.
A rendere lo studio particolarmente solido è stato il metodo utilizzato. Non si è trattato di una fotografia isolata, ma di un approccio longitudinale che ha monitorato l’evoluzione della flora batterica nel corso dei mesi grazie a tecnologie di sequenziamento genetico di nuova generazione. La gastroenterologa del Policlinico Annamaria Altomare ne ha sottolineato il valore dinamico: “Un altro aspetto di interesse risiede nel metodo longitudinale dello studio, che ha permesso di osservare in modo integrato i dati materni e neonatali nel corso dei mesi, grazie anche all’utilizzo di metodiche microbiologiche avanzate. Questo approccio ha consentito di leggere in maniera più dinamica le trasformazioni del microbiota e i primi passaggi dello sviluppo intestinale del bambino”. La ricerca romana non si limita alla pura biologia, ma spinge la medicina verso una visione più ampia e integrata della salute umana, legata a doppio filo allo stile di vita e alla prevenzione precoce. Un concetto ribadito con forza da Carlo Tosti, Presidente dell’Università e della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico: “Il microbiota rappresenta una delle espressioni più concrete del legame tra ambiente, stili di vita e salute. Comprendere questi meccanismi sin dalle prime fasi della nascita significa rafforzare una medicina capace di guardare all’individuo nella sua interezza, anche a partire dalle tracce invisibili che attraversano la vita di ciascuno”. L’impatto clinico e sociale di questo studio si traduce in una vera e propria promessa per il futuro, come concluso da Paolo Sormani, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Policlinico Campus Bio-Medico: “Questo studio richiama con forza il valore della prevenzione. Intervenire sugli stili di vita già in gravidanza significa investire sulla salute futura, grazie anche al ruolo della medicina traslazionale, che nel nostro Policlinico portiamo avanti ogni giorno. Un approccio che punta a integrare ricerca, diagnosi precoce e cura, mettendo sempre al centro la persona lungo l’intero arco della propria vita. L’importanza dei primi mille giorni di vita sta acquisendo sempre più risalto e rilievo”, ha spiegato Pietro Ferrara, Direttore della Pediatria del Policlinico Campus Bio-Medico. “Chi semina bene in questo periodo della vita, quindi dal concepimento fino al secondo anno, trae indubbi benefici nell’età adulta. Si riducono le malattie autoimmuni, si riducono le malattie croniche e si vive meglio. Migliorare lo stile di vita e le condizioni in questi primi periodi della nostra esistenza vuol dire vivere meglio da adulti”. Come nelle precedenti edizioni, l’iniziativa è stata arricchita da un dialogo con il mondo delle Medical Humanities. Quest’anno il filo conduttore è stata la fotografia, intesa come strumento di osservazione e memoria. Un parallelismo con il mondo della fotografia, curato da Paola Di Giammaria, responsabile della Fototeca dei Musei Vaticani. Così come una fotografia cattura la luce lasciando una traccia che costruisce la memoria visiva di un momento, il microbiota agisce come una *”memoria invisibile” delle nostre esperienze e del nostro stile di vita, lasciando un’impronta indelebile e protettiva sulla salute futura del bambino.

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