Per il Consiglio di Stato non è possibile attribuire i danni prodotti nella scuola Carducci di Roma durante l’occupazione nel novembre scorso, ai soli studenti identificati. Il risultato dei danneggiamenti è, per così dire, collettivo. C’è un concorso di colpa” ad opera di una pluralità di studenti”.
Viene così ribaltata la sentenza del Tar che aveva condannato gli alunni che la scuola aveva riconosciuto come autori degli atti vandalici a pagare 10mila euro, su un totale di 100mila euro, somma di cui si è fatta carico la Città Metropolitana di Roma.
Vivono invece le sanzioni disciplinari che la dirigenza della scuola aveva stabilito nei confronti dello studente identificato come uno dei responsabili della devastazione: 20 giorni di sospensione, l’esclusione dai viaggi di istruzione e dagli stage.
“ E’ complesso stabilire la possibilità di risarcimento perché connessa all’identificazione di quanto materialmente danneggiato dal singolo studente: se riferito alla struttura deve essere richiesto dall’ente locale, se riferito al materiale della scuola dovrà essere richiesto dall’istituzione scolastica”. “Questo rende ancora più evidente quanto le occupazioni siano azioni da evitare, sia in riferimento al diritto all’istruzione che ledono, sia a danni difficili da risarcire e che ricadono sulle spese di tutta la comunità”.
Il commento di Cristina Costarelli, presidente dell’associazione presidi del Lazio.
La sede all’epoca è stata chiusa per una settimana perché impraticabile. Secondo le ricostruzioni, alcuni giovani incappucciati e spranghe alla mano, si erano introdotti all’interno dell’Istituto superiore nel Quartiere Africano, spaccando vetri e lavagne, rendendo i computer inutilizzabili con l’immersione in acqua, e svuotato il contenuto degli estintori.







