mercoledì, Giugno 10, 2026

Casal del Marmo, si allarga l’inchiesta sulle presunte torture ai minori: altri quattro agenti indagati

Si allarga l’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte violenze e vessazioni avvenute all’interno dell’istituto penale per minorenni di Casal del Marmo. Nelle ultime ore i magistrati capitolini hanno iscritto nel registro degli indagati altri quattro agenti della polizia penitenziaria, ai quali viene contestato il reato di omissione di atti d’ufficio. Un nuovo sviluppo che amplia ulteriormente il perimetro dell’indagine e che punta a fare piena luce su quanto sarebbe accaduto tra le mura del carcere minorile romano, dove diciannove giovani detenuti avrebbero subito nel tempo pestaggi, minacce, umiliazioni e trattamenti degradanti. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli agenti finiti sotto inchiesta non avrebbero materialmente partecipato agli episodi contestati, ma avrebbero tollerato o comunque non impedito un clima di sopraffazione che, stando agli atti raccolti dagli investigatori, si sarebbe protratto per mesi all’interno della struttura. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, stanno cercando di ricostruire nel dettaglio ruoli, responsabilità e dinamiche degli episodi denunciati dai giovani detenuti, alcuni dei quali avrebbero raccontato agli inquirenti di essere stati vittime di aggressioni fisiche, intimidazioni e punizioni ritenute illegittime. Tra i diciannove ragazzi coinvolti figurano anche due giovani provenienti dall’Abruzzo, le cui testimonianze sarebbero state acquisite nel corso dell’attività investigativa. Gli accertamenti si concentrano non soltanto sui singoli episodi di presunta violenza, ma anche sull’eventuale esistenza di un sistema consolidato di comportamenti e pratiche che avrebbe creato all’interno dell’istituto un contesto incompatibile con le finalità educative e rieducative previste per le strutture destinate ai minori. Gli investigatori stanno esaminando documentazione interna, relazioni di servizio, registrazioni delle telecamere di videosorveglianza e testimonianze di detenuti, operatori e personale in servizio nel carcere. L’obiettivo è verificare se vi siano state omissioni, coperture o mancate segnalazioni da parte di chi avrebbe avuto il dovere di intervenire per impedire eventuali abusi. L’inchiesta, che nei mesi scorsi aveva già portato all’attenzione della magistratura diversi appartenenti alla polizia penitenziaria, continua dunque ad allargarsi e potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Sullo sfondo resta una vicenda particolarmente delicata, che coinvolge un istituto destinato alla custodia e al recupero di giovani detenuti e che riaccende il dibattito sulle condizioni di vita all’interno delle carceri minorili italiane, sul rispetto dei diritti dei reclusi e sui sistemi di controllo chiamati a garantire legalità e trasparenza nelle strutture penitenziarie.

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