Lo scenario di un’Europa schiacciata dall’accordo tra le grandi potenze è possibile, ma la soluzione non è il superamento del diritto di veto. La premier ha spiegato che l’abolizione del principio dell’unanimità non è una formula magica, sottolineando la necessità di un’Europa capace di aggregare e trovare sintesi politiche condivise. Meloni ha poi lanciato un duro atto d’accusa contro la burocrazia di Bruxelles, lamentando che spesso agende parallele vengano decise in uffici da persone che non devono rendere conto a nessuno. Per questo, ha concluso la premier, è fondamentale riportare la politica al centro delle decisioni europee, invitando l’Aula a condurre insieme questa battaglia. La qualità e la direzione della spesa per la sicurezza contano più della semplice quantità di risorse investite. Lo ha affermato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la replica al Senato in vista del Consiglio europeo, annunciando che porterà questo tema al prossimo vertice Nato. La premier ha sottolineato come la natura dei conflitti stia cambiando radicalmente, spiegando che oggi un satellite ben posizionato è più letale di un carro armato o di una portaerei. Meloni ha evidenziato la necessità di concentrarsi sulla difesa strategica dei dati e sulle nuove tecnologie, citando l’esempio di paesi che addestrano giovanissimi abituati ai videogiochi per pilotare droni a distanza. Rivolgendosi alle opposizioni, la presidente del Consiglio ha infine lanciato un invito ad approfondire insieme queste materie, cruciali per il futuro della sicurezza occidentale al di là delle divisioni politiche. L’idea che l’Italia stia danneggiando i propri cittadini rinunciando alle forniture di Mosca è falsa, perché il gas russo non è più economico delle alternative. A sostegno della sua tesi, la premier ha citato una dichiarazione dello scorso ottobre dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Meloni ha quindi respinto con fermezza le accuse delle opposizioni, definendo prive di fondamento le critiche secondo cui la strategia di diversificazione energetica del governo starebbe facendo perdere risorse economiche agli italiani. Il dibattito sulla difesa e sulla sicurezza deve andare oltre il concetto di armamenti in senso stretto. La premier ha spiegato che l’incremento dello 0,7% delle risorse stanziate dall’Italia non è destinato all’acquisto di armi, bensì a una strategia di sicurezza a 360 gradi. I fondi saranno infatti concentrati sul potenziamento delle infrastrutture strategiche, sulla cybersicurezza, sulla tutela del territorio e sul supporto alle forze dell’ordine e ai Carabinieri, ricordando che anche la quota del 5% di cui si discute a livello europeo include spese non strettamente legate ai sistemi d’arma.
La premier Meloni: “Il Consiglio Ue rifletta sulle relazioni con Israele”. Ai vannacciani: “Non siete la vera destra”







