giovedì, Giugno 18, 2026

Non rispondono alle domande del giudice gli anarchici fermati in via Bencivenga

Bocche cucite davanti al giudice per le indagini preliminari. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere quattro dei sette arrestati nel blitz antiterrorismo della Digos al centro sociale Bencivenga, a Montesacro.
Gli interrogatori di garanzia nel carcere di Regina coeli, dove sono detenuti Nico Aurigemma e Micol Marino, per la Procura al vertice della cellula anarchica accusata dei sabotaggi dell’alta velocità avvenuti nel febbraio scorso. E poi Stefano Marri e lo spagnolo Arnau Vallet i Casa-devall, secondo le accuse, tra i promotori e gli organizzatori del gruppo.
I soggetti finiti in manette salgono a otto. Un altra persona è stata trovata in possesso di materiale per fabbricare ordigni.
Sono ai domiciliari invece Giulia Vidotto e Luna Fratini. Quest’ultima era la proprietaria del casale a Vicovaro, alle porte di Roma, ribattezzato “Improbabile Squat”, in cui la polizia ha intercettato un incontro clandestino del luglio del 2025. La riunione convocata per preparare attentati per rilanciare il fronte di lotta per Alfdredo Cospito, detenuto al carcere duro. Nell’ordinanza si parla di un’escalation di violenza contro le infrastrutture strategiche, come la rete ferroviaria italiana, società e fast food. “Qualcosa tocca fa’ , costringere un po’ lo Stato, perché tenere un anarchico al 41bis, è comunque avecce rotture di scatole”, dicevano.
In un’altra intercettazione, gli indagati invece parlavano dei compagni Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti a marzo scorso in un casale del Parco degli Acquedotti mentre assemblavano un ordigno. “Sono morti perché combattevano, in azione”, commentavano senza sapere di essere ascoltati.

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