sabato, Giugno 20, 2026

Sarah e Alisya, si continua a cercare

Si stanno concentrando nella zona del lago di Barrea le ricerche di Sarah e Alisya, le sorelline di 12 e 16 anni, originarie di Minturno (Lt), scomparse ormai da 14 giorni dalla casa famiglia in cui vivevano a Civitella Alfedena (provincia dell’Aquila). La base operativa dei vigili del fuoco allestita davanti alla casa famiglia è stata smantellata e trasferita a ridosso del lago. Gli uomini del soccorso subacqueo di Ancona stanno scandagliando tre punti precisi, indicati dai carabinieri che si occupano delle indagini, nel tratto d’acqua vicino al ponte che conduce al paese. A terra operano invece i finanzieri del Soccorso Alpino della Guardi di Finanza di Roccaraso. la protezione civile e unità cinofile. Attenzione puntata sulle tre utenze telefoniche in uso alle ragazze, cellulari che non avrebbero dovuto avere perché nella casa famiglia le comunicazioni sarebbero dovute avvenire solo usando il telefono della struttura. La prima risulterebbe collegata ad una persona vicina al fidanzato 18enne di Alisya, la seconda apparterrebbe ad un uomo di origine kossovara, la terza al compagno della madre delle due ragazzine. Tutti e tre i telefoni sono inattivi da giorni. Sul posto, secondo quanto fatto sapere dall’associazione Penelope Abruzzo, dovrebbe presto essere fatto arrivare un dispositivo chiamato “Life Seeker”, usato nelle operazioni di ricerca e soccorso per localizzare telefoni cellulari e creare una rete temporanea di comunicazione in aree prive di copertura. Oltre al fermaglio che potrebbe appartenere a Sarah, altri oggetti sono stati trovati e repertati sui sentieri battuti nei giorni scorsi: una maglia tecnica e un laccio nero che potrebbe essere parte di una scarpa o di una felpa. Tutti gli elementi sono sottoposti ad analisi per verificarne possibili compatibilità. Si vagliano anche alcune testimonianze. Un barista della zona ha riferito alle forze dell’ordine di avere notato, nelle settimane precedenti la scomparsa, due uomini ritenuti sospetti che avrebbero parlato di un generico “sopralluogo”. L’analisi delle telecamere di videosorveglianza non aiuta: pochissime le auto transitate la notte tra il 6 e il 7 giugno (momento della scomparsa delle due sorelle), impossibile identificarne le targhe e i modelli sono troppo comuni per consentire una ricerca mirata. Il padre di Sarah e Alisya, Stefano Di Giacinto, pur vivendo giorni grande preoccupazione, non perde l’ottimismo. “Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene”, fa sapere tramite Alessia Natali, referente di Penelope Abruzzo. “Io penso – sottolinea Natali – che le ragazze siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, aiutandole a passare attraverso punti bui, come quello della finestra rotta. Potrebbero aver percorso una parte del sentiero che dalla struttura conduce verso la Camosciara, non da sole ma supportate da qualcuno che conoscono e di cui si fidano. Da lì, alle prime luci dell’alba, qualcuno potrebbe averle fatte salire in auto per poi procedere verso Pescasseroli”. Natali riferisce di non aver avuto alcun tipo di contatto con la madre delle ragazze, Valentina D’Acunto, né con il suo compagno, che nei giorni scorsi hanno lanciato appelli per il ritrovamento delle giovani. All’ipotesi dell’allontanamento con l’aiuto di terzi fa riferimento il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, che in un’intervista al Tg1 dice: “E’ probabile che siano con qualcuno. E’ evidente che è difficile ipotizzare un’autogestione da parte di due bambine quando passa un tempo così lungo – aggiunge -. E ciò porta logicamente ad ipotizzare che ci sia il supporto di qualcuno”.

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