In novanta pagine di motivazioni i giudici della quinta sezione penale della Cassazione spiegano le motivazioni della sentenza sul filone “depistaggi” del processo per la morte di Stefano Cucchi nell’ottobre del 2009. La Suprema Corte aveva rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali in appello era stata riconosciuta l’avvenuta prescrizione o la condanna. Tra i prescritti il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e da Francesco Cavallo. La Cassazione ha inoltre assolto dalle accuse il colonnello dell’Arma, Lorenzo Sabatino, che in secondo grado si era visto confermare la condanna ad 1 anno e 3 mesi. I giudici scrivono che dall’analisi delle annotazioni di servizio emerge “una chiara volontà, puntualmente ricostruita, di impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi – riscontrate dai due piantoni -potessero, in una fase in cui il giovane era ormai deceduto – si legge -, far ipotizzare che le stesse fossero state originate da situazioni verificatesi tra il suo arresto e il successivo collocamento nella camera di sicurezza e che, come tali, potessero essere ricondotte alle responsabilità degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri in servizio presso articolazioni dipendenti dal Gruppo Roma di cui facevano parte tutti gli imputati e al cui vertice vi era Casarsa”. E ancora:”la stessa circostanza che le annotazioni di servizio fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, tali da non rendere identificabili le relative differenze, è stato ritenuto indicativo, con valutazione tutt’altro che illogica, dell’obiettivo di occultare le modifiche apportate e, in particolare, i passaggi della prima annotazione ritenuti compromettenti”.
Per quanto riguarda la posizione di Sabatino la Cassazione afferma che “risulta palesemente mancante l’indicazione di un qualunque elemento fattuale che, al di là di non consentite ricostruzioni congetturali, possa far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto.” Affida ai social il suo commento di Ilaria Cucchi, senatrice AVS e sorella di Stefano: “La Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della mia famiglia che ne è conseguito.
Queste lacrime le dedico ai Generali Alessandro Casarsa e Vittorio Tomasone. Il primo, nel momento in cui le versavo, era diventato niente di meno che il comandante dei Corazzieri del Quirinale. Il secondo era in pole position per la carica di Comandante Generale dell’Arma. Casarsa ha scritto la causa di morte di Stefano ancor prima che venisse effettuata l’autopsia con parole esatte che verranno riportate poi dai medici legali di un processo che il pm Musarò ebbe a definire kafkiano. I testimoni erano i responsabili del suo omicidio mentre gli imputati erano i suoi testimoni. Tomasone, nel giorno in cui comunicò a tutta la stampa nazionale la telefonata di condoglianze a mia madre non mancò di aggiungere falsamente, dall’alto della sua autorevolezza, che però Stefano Cucchi era un tossicodipendente, anoressico, sieropositivo. Tomasone ci ha condannati a vita alle infamie degli haters della carta stampata e del web. Casarsa ha costretto la mia famiglia a consumarsi la vita in 16 anni di udienze. Per il primo le agenzie di stampa oggi riportano: “Chiara volontà di impedire di ricondurre responsabilità a carabinieri” e “Dai carabinieri falso per coprire responsabilità”. Per il secondo rimangono le scuse verbalizzate nel processo sulle domande del mio avvocato per aver detto quelle parole false ai giornalisti.
Tutto qui. Ciao mamma e ciao papà.
Ciao Stefano”.
La Cassazione sul caso Cucchi: “Chiara la volontà di nascondere le responsabilità dei Carabinieri”







