martedì, Giugno 23, 2026

Missili ucraini su Voronezh, in fiamme una fabbrica militare: cinque i morti

“Unità dell’Aeronautica Militare delle Forze Armate dell’Ucraina hanno effettuato con successo attacchi contro uno stabilimento che produce componenti per missili russi nella città di Voronezh, in Russia. ​Per colpire l’obiettivo sono stati utilizzati missili da crociera aviotrasportati ad alta precisione [con tutta probabilità gli Scalp/Storm Shadow franco-britannici, ndr]. ​L’azienda è una componente fondamentale del complesso militare-industriale russo. Produce componenti elettronici di cui i programmi missilistici russi, compreso il sistema missilistico Iskander, fanno ampio ricorso. ​Come parte della rete industriale russa, lo stabilimento produce e fornisce componenti elettronici per diversi sistemi chiave di missili e difesa aerea. Nello specifico, produce: assemblaggi e matrici di transistor per componenti del missile da crociera Kh-101. ​Matrici di semiconduttori per i computer digitali di bordo Zarya-61M utilizzati nei missili da crociera 9M727 del sistema Iskander-K. ​Diodi e gruppi di transistor per i canali di guida televisivi del sistema missilistico e di artiglieria terra-aria Pantsir-S1. ​I prodotti dello stabilimento vengono utilizzati direttamente dal nemico per produrre armi a guida di precisione, che le forze russe impiegano per colpire il territorio ucraino e prendere di mira i civili. La distruzione delle capacità produttive di questa struttura”. Così lo Stato maggiore dell’Esercito ucraino “Le autorità regionali russe si rifiutanodi attivare le sirene quando vengono diramati avvisi di pericolo missilistico o di droni. Le formulazioni variano da regione a regione, ma il concetto è lo stesso: gli attacchi sono diventati così frequenti che un’informazione trasparente al riguardo comprometterebbe l’immagine di tranquillità che il Cremlino cerca di mantenere a tutti i costi”. Lo scrive il servizio di intelligence estera ucraino (Szru). Aggiunge l’agenzia: “In sostanza, tutte queste spiegazioni si riducono a un unico denominatore comune: la portata degli attacchi sul territorio russo è ormai talmente vasta che il silenzio delle sirene non è più una questione di logistica. Ora è una questione di sopravvivenza politica per un regime che per anni ha costruito l’immagine di una guerra che, apparentemente, non riguarda il russo medio” L’opposizione bielorussa in esilio ha consegnato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky un documento in cui si elencano una serie di segnali in base a cui presto Minsk potrebbe entrare in guerra contro Kiev. Il Gabinetto di transizione unito della Bielorussia, il governo in esilio guidato dalla leader democratica Svetlana Tikhanovskaya, ha consegnato il rapporto ad Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino. A emergere sarebbe un cambiamento di rotta del presidente bielorusso Aleksander Lukashenko verso una politica di guerra. Tra i punti messi in evidenza ci sono le modifiche costituzionali del 2022 che annullano lo status della Bielorussia come neutrale e non nucleare, il raddoppio dei nuovi soldati a contratto reclutati, l’aumento di cinque volte della spesa militare nel bilancio statale e la militarizzazione della società che coinvolgerebbe anche i bambini. Nel documento si ricorda che nel 2024 la Bielorussia ha adottato una nuova dottrina militare che autorizza ufficialmente gli attacchi preventivi, qualora essi siano giustificati da una “minaccia imminente”. Il 18 giugno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha lanciato un ultimatum pubblico a Lukashenko, concedendogli una settimana per rimuovere le apparecchiature di ripetizione del segnale presenti sul territorio bielorusso e utilizzate per guidare gli attacchi dei droni russi. I droni d’attacco russi a lungo raggio di tipo Shahed utilizzano per la navigazione stazioni radio mesh, un sistema di comunicazione in cui ogni dispositivo funge sia da ricetrasmettitore sia da ripetitore, comunicando nello stesso tempo tra loro e con le stazioni di terra durante il tragitto verso le città ucraine. Durante gli attacchi a Kiev e nell’Ucraina settentrionale, i droni sono spesso tracciati mentre costeggiano il confine con la Bielorussia prima di dirigersi verso i loro obiettivi. Il presidente russo Vladimir Putin discuterà presto dell’ultimatum di Zelensky a Lukashenko in un colloquio con quest’ultimo, secondo quanto annunciato da Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino.

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